El compañero Mahmoud

By Redazione

gennaio 9, 2012 Esteri

E’ partito ieri il tour sudamericano del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Prima importante tappa: Caracas, in Venezuela, dove il leader della Repubblica Islamica è atteso nella giornata dall’amico Hugo Chavez. Nei quattro giorni successivi, Ahmadinejad è atteso in Nicaragua, a Cuba e in Ecuador. Una visita, quella del presidente iraniano accompagnato dal suo fido ministro degli esteri, Ali Akbar Salehi, giudicato dai più “strategico” sul piano delle vicendevoli relazioni con l’America Latina. Un tour che riaccende i riflettori sul sodalizio oramai decennale tra Iran e Venezuela e che alimenta i timori dell’Occidente. E se le continue scaramucce del governo di Teheran sull’ipotetica chiusura dello Stretto di Hormuz hanno fatto saltare i nervi a Usa e Israele, il viaggio ufficiale in terra sud americana è già stato giudicato come “la volontà da parte del governo dei pasdaran di cercare un appoggio forte e leale contro gli Stati Uniti”, al fine di aggirare la stretta isolazionista attuata dagli Usa. E non è la prima volta che Ahmadinejad vola in Sud America al cospetto del suo omologo Hugo Chavez.

L’ultimo viaggio effettuato in ordine di tempo risale al 2009. Per l’occasione i due presidenti si sono confrontati ancora una volta sul programma nucleare. Ed è proprio sulla questione nucleare – e la difesa di interessi reciproci – che Iran e Venezuela hanno sugellato un accordo di ferro. Un legame all’apparenza indissolubile quello tra Ahmadinejad e Hugo Chavez, sorretto da intese in svariati campi: da quello industriale, a quello politico ed economico. Soltanto nel 2008 il governo di Teheran ha firmato ben 150 accordi commerciali del valore di 20 miliardi con Caracas, permettendo così al Venezuela di finanziare progetti e infrastrutture. Nel 2009, Il Venezuela è stato incoronato come il terzo principale investitore entro i confini della Repubblica Islamica. All’attivo 68 progetti di cooperazione e la creazione di un Fondo unico binazionale Iran-Venezuela. Si è stimato che il valore degli scambi commerciali tra Teheran e Caracas si aggiri annualmente intorno ai 5 miliardi di dollari.

Al di là degli interessi essenzialmente economico-finanziari, l’asse Iran/Venezuela ha generato non pochi malumori. La visita del presidente iraniano ha provocato la reazione piuttosto prevedibile del Dipartimento di Stato americano, che ha invitato i paesi del bacino sud americano “a non rafforzare i legami economici o politici con l’Iran”. Un invito che suona come un avvertimento poco diplomatico ai Paesi latino-americani. Una cinque giorni che si prospetta intensa per il leader iraniano. Mentre Ahmadinejad si crogiola tra le braccia di Chavez, gli Usa continuano a lanciare fulmini e saette sul Golfo Persico. La partita sullo Stretto di Hormuz è appena cominciata. Il tira e molla dei giorni scorsi non sembra affievolirsi, anzi.

Il Ministro della Difesa Usa, Leon Panetta, ha rincarato la dose con le sue dichiarazioni: “Se Teheran dovesse optare per la chiusura di Hormuz, gli Stati Uniti non potrebbero tollerare una simile decisione”. E l’opzione ventilata dal Dipartimento di Stato Usa sarebbe l’intervento armato. Se i venti di guerra si fanno sempre più vigorosi sul Golfo Persico, il petrolio al centro della disputa si fa sempre più bollente. In caso di chiusura di Hormuz a pagarne le spese sarebbero tanto gli Usa quanto la Repubblica Islamica. Quanto pesa in termini economici il greggio di Teheran? Tantissimo. Dallo Stretto di Hormuz transitano giornalmente ben 16 milioni di barili di greggio. Ciò significa che circa il 30% della produzione petrolifera mondiale è fornita dall’Iran. Una percentuale assai significativa.

Ma alla questione nucleare si aggiunge ora la preoccupazione degli Usa per il tour del leader iraniano lungo l’asse “anti americano”. È risaputo come Nicaragua, Ecuador, Cuba e Venezuela non siano propriamente filo-americani. Ed è proprio l’anti americanismo a fare da collante con l’Iran, seppur a livelli differenti. Sebbene Nicaragua, Ecuador e Cuba non abbiano mostrato un grande entusiasmo nell’offrire supporto economico all’Iran, tutte e tre hanno accettato di buon grado di accogliere nei prossimi giorni il leader iraniano e il suo staff diplomatico formato da un centinaio di funzionari. E gran parte degli accordi che l’Iran riuscirà a strappare nel corso delle cinque giornate dipenderà dalle offerte e dalle proposte che il governo di Teheran riuscirà a piazzare sul mercato sudamericano. Caracas non rimarrà di certo a bocca asciutta, anzi. È prossima la consegna di una petroliera iraniana da 113 mila tonnellate. Ahmadinejad ha investito non solo tempo ma soprattutto denaro per far sì che queste relazioni producano i loro frutti. Ed è grazie a questi consensi che l’Iran potrà dimostrare di non essere solo e abbandonato al suo destino. 

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