È colpa di Monti (?)

By Redazione

gennaio 9, 2012 politica

Da poche settimane in carica e già sulla graticola. Già, il professor Bocconi, nonostante il giuramento del suo esecutivo risalga solo al 16 di novembre, ha fin da subito dovuto fronteggiare le feroci critiche di commentatori ed editorialisti tra i più autorevoli. Tutto legittimo, ci mancherebbe altro. 

Tuttavia, l’anti-montismo di ritorno non tiene conto di alcuni evidenti elementi. Tanto per cominciare, il fattore tempo. E’ in carica da appena 50 giorni. Giudicare un esecutivo in un così breve lasso di tempo è un esercizio retorico assai produttivo, data l’abitudine tutta italiana di considerare i governi in carica sempre e comunque portatori di perturbazioni metereologiche, ma allo stesso tempo pericoloso e disonesto intellettualmente. In secondo luogo, occorre tener conto di quali forze politiche parlamentari sostengano l’esecutivo bocconiano: Pdl e Pd (e Terzo Polo). Una maggioranza a dir poco eterogenea. Trattasi di partiti assolutamente antitetici e radicalmente alternativi, che per anni se lo sono date di santa ragione. Ora, nel momento in cui i provvedimenti di legge, ca va sans dire, vengono votati dal Parlamento, un esecutivo tecnico non può non tenere conto di essere sostenuto da una maggioranza quantomeno bizzarra. E quindi, la sottilissima linea rossa della trattativa diviene sempre più esile se devi convincere a votare le tue misure Berlusconi e Bersani. Ciononostante, va dato atto all’attuale governo di aver comunque raggiunto, già nella cosiddetta fase uno del suo operato, un importante obiettivo: la riforma delle pensioni. Contributivo per tutti, innalzamento dell’età e (quasi) abolizione dell’anzianità. Non si tratta di questioni di poco conto. Il precedente esecutivo non vi era riuscito. Il veto leghista, considerata la golden share padana sulle sorti del fu governo Berlusconi, aveva di fatto bloccato la riforma. Insomma, Monti almeno su questo terreno, è riuscito dove il suo predecessore aveva fallito. Ora si è in attesa della fase due. Il cosidetto Crescitalia dovrà per forza di cose sottostare a quanto detto in precedenza, e cioè che in parlamento Monti è sostenuto dal Pdl e dal Pd, dai Fassina e dagli Stracquadanio.

Dove invece il governo Monti andrà misurato con estrema attenzione e legittima aspettativa è a livello europeo. E’ lì che si gioca la partita più importante. Bce alla stregua della Fed e Eurobond sono purtroppo obiettivi irraggiungibili. Il nein tedesco è irremovibile. Si potrà, però, negoziare con forza su altri accordi non meno decisivi; anzitutto, sull’istituzione dell’European stability mechanism. Il fondo salva-stati permanente, per intenderci. E poi sulla revisione dei trattati di stabilità. Monti, grazie anche all’appoggio di Sarkozy (si, avete capito bene), cercherà di rendere meno difficile la corsa alla riduzione del debito, anche mediante l’introduzione di due circostanze attenuanti: sostenibilità pensionistica e risparmio privato. La diplomazia montiana è al lavoro, e a Palazzo Chigi regna una cauto ottimismo. Si pensa che alla fine, almeno nei suddetti ambiti, la Merkel dovrà capitolare. In tal caso, questo è certo, non si potrà più dire “piove Monti ladro”.

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