Repubblicani: guerra dei cervelli

By Redazione

gennaio 8, 2012 Esteri

Mentre la febbre delle primarie impazza, negli Stati Uniti l’establishment culturale conservatore si prepara a scendere in campo e dare battaglia nel campo delle idee. Secondo quanto riportato da Ben Smith su Politico starebbe infatti per nascere la controparte conservatrice del Think Tank progressista e filo-obamiano “Center for American Progress”, probabilmente il più influente pensatoio statunitense negli ultimi tre anni.

“In parte un attacco ed in parte un omaggio al CAP- scrive Smith- il Center for American Freedom ha come obiettivo quello di intraprendere un assalto alla Casa Bianca di Obama e al controllo da parte liberal dei media on line”. Negli ultimi anni, difatti, oltre che sulle pagine degli editoriali dei grandi quotidiani e dei magazines, lo scontro intellettuale tra progressisti e conservatori è andato in scena su quel grande palcoscenico multimediale che è Internet. E fino ad oggi, difficile negarlo, a spuntarla sono stati i progressisti: dapprima con l’Huffington Post e poi con il fortunato Daily Beast (che da un anno si è fuso con la storica rivista Newsweek), mentre dall’altra parte il pur interessante Pajamas Media non è riuscito a competere con due corazzate tantocool.

La vittoria più pesante, il pensiero progressista, l’ha avuta però nella politica politicante, non nelle baruffe degli intellettuali. E questa vittoria si chiama Barack Obama, i cui primi mesi di presidenza sono stati i più marcatamente liberal degli ultimi trent’anni (almeno) grazie all’appoggio proprio del Center for American Progress di John Podesta.

Quando un’idea ha tanto successo, hanno pensato i conservatori, è bene riconoscerlo ed imitarla. Ed è per questo che anche il nome del Center for American Freedom è un palese omaggio ai fortunati rivali progressisti. Ma il mondo conservatore non sbarca oggi nel mondo dei Think Tank, ed anzi può contare su un’esperienza decennale (ed anche piuttosto fortunata): dal Project for a New American Century (quello accusato dai complottisti nostrani di aver sinistramente previsto se non ordito l’attentato dell’undici settembre) alla liberista Heritage Foundation, dall’America Enterprise Institute (particolarmente influente durante la Presidenza Bush) alla Foreign Policy Initiative.

Eli Lake di Newsweek ha soprannominato (su Twitter, naturalmente) l’iniziativa “Neocon: The Next Generation”, parodiando il titolo della seconda serie di Star Trek, per la giovanissima età del gruppo dirigente del CAF: a presiederlo sarà Aaron Harison, trentenne e già direttore esecutivo del Think Tank di Liz Chehey “Keep America Safe”, mentre la direzione del Centro toccherà al trentunenne Michael Goldfarb che ha servito nella squadra di John McCain per le presidenziali del 2008. Altro trentenne prodigio sarà chiamato a dirigere il superblog (o quotidiano on-line) che al “Center” farà riferimento -dal nomeWashington Free Beacon: Matthew Continetti, saggista e commentatore conservatore tra i più acuti, e che ultimamente ha duramente attaccato i Repubblicani per aver ignorato il movimento OccupyWallStreet invece di affrontarlo intellettualmente.

Oltre all’età, i tre (Goldfarb, Harison, Continetti) hanno in comune la collaborazione al maggior settimanale di area neocon degli States, il Weekly Standard di Bill Kristol (a sua volta fondatore e animatore di numerosi Think Tank). La sfida che si apprestano a lanciare è quella di portare nel dibattito americano una critica ben fondata alle politiche obamiane con pari attenzione alle questioni economiche ed a quelle di politica estera.

Ancora una volta, l’Italia avrebbe tanto da imparare dagli Stati Uniti. Lì dove i partiti non sono gruppi di potere che fanno girare miliardi di euro e piazzano i propri affiliati (incompetenti) persino a dirigere gli ospedali, la cultura politica, la attaglia delle opinioni, la fanno i Think Tank. Questo modello in Italia pare non riuscire a sfondare e la battaglia delle idee viene vinta facilmente da chi ha costruito la propria egemonia culturale lungo i decenni. Purtroppo gli ultimi vent’anni circa di bipolarismo, niente si è mosso per cambiare lo status quo nel mondo conservatore (o liberal conservatore) ed a parte qualche nobile eccezione si è preferito continuare a lagnarsi della propria marginalità. Certo, poi ci sono alcuni validi esempi d’impegno in questa direzione, come Tocqueville, che ha dato visibilità e spazio ad una generazione di blogger che è andata via via perdendosi, o l’Istituto Bruno Leoni, (Prodi, le cui politiche economiche erano spesso oggetto di critica da parte di Mingardi&Company, ebbe a definirlo “più un Tank che un Think Tank”), che gode anche di qualche attenzione da parte dei media, tradizionali e non.

 

 

 

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