Monti, Cortina e il capro espiatorio

By Redazione

gennaio 8, 2012 politica

Ieri sera Fazio ha apparecchiato a Monti una straordinaria occasione comunicativa per rimediare alla disastrosa e stucchevole conferenza stampa di fine anno. E il premier non se l’è lasciata sfuggire, raccogliendo appieno i frutti del bombardamento mediatico anti-evasione fiscale in corso da settimane, ma che ha avuto il suo climax con l’operazione Cortina dell’Agenzia delle Entrate. Chi si ribella a questo clima da caccia alle streghe, come Ricolfi e Ostellino sulla stampa e Giannino a Radio24, viene vissuto dalle stesse testate in cui opera al massimo come un arguto provocatore.

Riuscendo acrobaticamente a far risalire le origini della crisi alle politiche thatcheriane e reaganiane, che avrebbero preparato culturalmente e politicamente il terreno per le eccessive deregolazioni della finanza anglosassone negli anni ’90 (quindi, semmai, sotto Clinton e Blair), ecco che Monti, imbeccato da Fazio, lancia un paio di accuse in cui tutti possono trovare sollievo: la crisi è colpa degli speculatori, quindi sì alla Tobin Tax, e «l’alto debito è colpa anche dell’evasione fiscale». Un’affermazione che in nessun modo sta in piedi dal punto di vista economico. Così come è infelicissima la battuta sulle «mani nelle tasche» degli italiani che non le metterebbero i governi, ma gli evasori. Ma l’importante è offrire un capro espiatorio, quindi tutti felici e contenti. E allora ecco che a milioni di telespettatori viene fatto capire che la soluzione al problema è come Germania, Francia e Italia possono collaborare per costringere la Svizzera – sì, avete capito bene, la Svizzera – a scardinare il suo sistema bancario. Auguri.

Chi non vive in Italia – e forse non ha l’esatta percezione del vero e proprio bombardamento mediatico quotidiano (radio, tv, giornali) – può anche ignorarlo e trincerarsi dietro una lettura legalitaria e accademica del problema. Ma che i governi – tecnici o politici – sfruttino il tema dell’evasione fiscale per difendere gli attuali livelli di spesa pubblica e di tassazione, ossia di intermediazione dello Stato nell’economia, è di un’evidenza ormai clamorosa, persino imbarazzante. E l’apparizione di Monti ieri sera a Chetempochefa ne è l’ennesima prova. Non si può non vedere come viene strumentalizzata politicamente l’evasione fiscale dall’oppressore fiscale. E ciò costituisce, o dovrebbe costituire, un preoccupante problema politico per chiunque sia persuaso che siano proprio gli eccessivi livelli di spesa e di tassazione fra le principali cause della crisi italiana.

È noto che, se tutti pagassero le tasse, la pressione fiscale raggiungerebbe il 60% del Pil. Senza che ciò giustifichi alcun comportamento illegale, come si fa a criticare gli italiani se, collettivamente, trattengono per sé una parte delle tasse loro richieste dallo Stato, che altrimenti ammonterebbero al 60% del loro reddito, ma ne versano comunque la ragguardevole cifra del 45%? Se, per assurdo, da domani tutti pagassero tutto il dovuto, la nostra economia reale, oltre a quella legale, collasserebbe. Una lotta all’evasione fiscale che non si accontenti di una caccia alle streghe moralista per dare sfogo alle frustrazioni e all’invidia sociale dell’opinione pubblica, ma che sia sistemica, volta cioè a debellare davvero il fenomeno, si fa abbassando il carico fiscale. Viceversa nessuno, neanche tra gli economisti più illustri, può negare che avrebbe costi enormi sul sistema produttivo del Paese.

D’altra parte, la corrispondenza – così puntuale che difficilmente può ritenersi casuale – tra l’inarrestabile ascesa della pressione fiscale e l’aumento esponenziale dell’evasione avvalora la tesi di quanti sostengono che il livello elevato della prima è la causa diretta dell’entità della seconda. In trent’anni l’evasione si è quintuplicata, passando dai 54 miliardi di euro stimati nel 1981, circa il 7-8% del Pil, ad una cifra nel 2008 – stimata ovviamente – fra i 255 e i 275 miliardi di euro. Ma dalle serie storiche sul conto economico dello Stato disponibili sul sito dell’Istat emerge che nello stesso periodo, sempre in termini assoluti, la pressione fiscale si è addirittura decuplicata, è aumentata cioè di ben 10 volte. E’ passata infatti dai 63,787 miliardi di euro del 1980 ai 656,861 miliardi certificati nel 2009. In termini percentuali rispetto al Pil è passata dal 31,36% del 1980 al 43,2% del 2009 (fino al 45% previsto nel 2012-2013). Dunque, c’è almeno un motivo di consolazione: gli italiani diventano più evasori ad un ritmo comunque inferiore a quello con cui cresce la voracità dello Stato.

E come l’aumento della pressione fiscale non ha contribuito né a rendere migliori i servizi pubblici, né alla riduzione del debito, che al contrario è cresciuto di pari passo, non si vede perché dovrebbe contribuirvi il prosciugamento dell’evasione fiscale.

(jimmomo.blogspot.com)

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