Il giudice pro-Mattarellum

By Redazione

gennaio 8, 2012 politica

Si avvicina il giorno della verità: mercoledì la Consulta svelerà infatti la decisione sull’ammissibilità del referendum elettorale. Intanto nei palazzi della politica infuria il lavorio sottobanco per scongiurare un via libera che creerebbe scompiglio tra governo e partiti. Negli ultimi giorni sembra però materializzarsi una soluzione annunciata dalle sirene di stampa e pigramente smentita dalla Corte (“fantasiose illazioni”).

Corriere e Riformista danno per fatta la bocciatura dei quesiti che contestualmente aprirebbe la strada ad accordi parlamentari bipartisan per modificare la legge elettorale in vista del 2013. Repubblica ha invece ricostruito lo scacchiere interno a Palazzo della Consulta dove, pallottoliere alla mano, sarebbero sei i giudici favorevoli all’ammissione del referendum, cinque i contrari e quattro gli incerti.

Tra questi ultimi anche la new entry Marta Cartabia, docente universitaria classe 1963, scelta a settembre da Napolitano per sostituire la defunta Maria Rita Saulle. Ordinario alla Bicocca, sposata e con tre figli, la Cartabia rischia di diventare protagonista della querelle referendaria: la sua mai celata vicinanza a Comunione e Liberazione può infatti rappresentare la chiave di volta nel conteggio finale della Consulta. Il caso vuole che una pattuglia di giuristi di estrazione ciellina, peraltro vicini al giudice sopracitato, sia scesa in campo al fianco del comitato referendario per il ritorno al Mattarellum, sottoscrivendo un appello con altri 108 uomini di diritto.

I giuristi del don Giuss (che vi abbiamo raccontato qui) rispondono ai nomi di Luca Antonini, Andrea Simoncini e Lorenza Violini. I tre conoscono bene la collega giudice in forza al massimo tribunale dello Stato: spesso le targhette con i loro nomi si trovano vicine in occasione di convegni, pubblicazioni e tavole rotonde, oltre all’appuntamento fisso dell’annuale kermesse organizzata da Cielle sulla Riviera Romagnola. “Non credo sia un caso – dichiarava Simoncini a settembre – che il presidente Napolitano abbia nominato Cartabia subito dopo il Meeting di Rimini. Non dimentichiamo che il Capo dello Stato è venuto al Meeting a inaugurare la mostra sui 150 anni dell’Unità d’Italia, curata, tra gli altri, da Marta Cartabia”.

Raggiunta telefonicamente da NotaPolitica, la prof si trincera dietro il più classico dei no comment. “Mi scusi ma in questo momento non rilascio dichiarazioni”, un diniego tanto cordiale quanto prevedibile a pochi giorni dalla decisione della Consulta. Stando ai conti di Repubblica (6 favorevoli, 5 contrari, 4 indecisi) la partita si gioca sul filo di lana perchè, con la Cartabia candidata a seguire l’orientamento dei giuristi d’area ciellina, servirebbe il no compatto degli altri tre incerti per scongiurare il referendum.

I numeri sono risicati, figli di una maggioranza ancora in bilico, tanto che un colpo di scena potrebbe nascondersi dietro l’angolo e spiazzare quanti nelle ultime ore si cullano nel pensiero che il referendum venga bloccato. Anche per questo va rafforzandosi l’ipotesi che, in caso di parità o incertezza, il Capo dello Stato alzi la cornetta per discutere con il presidente della Corte l’opportunità di respingere il referendum e dichiarare l’incostituzionalità del Porcellum. Una simile circostanza restituirebbe ossigeno puro al governo e obbligherebbe il Parlamento a rimettersi al lavoro per confezionare una legge elettorale in vista del 2013. Ai giudici l’ardua sentenza.

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