Goulash o legge bavaglio?

By Redazione

gennaio 6, 2012 Esteri

Dino Amenduni è responsabile nuovi media e consulente di comunicazione politica per Proforma. Come esperto di strategie comunicative, gli abbiamo chiesto di entrare nel merito di ciò che sta succedendo in Ungheria, con particolare attenzione alla situazione della libertà di stampa e al ruolo dell’Unione Europea in questo ambito.

Ci può spiegare in che cosa consiste la modifica alla legge costituzionale ungherese sulla libertà di stampa? Perché la gente protesta?

La modifica in realtà ha riguardato l’intera Costituzione (entrata in vigore dal primo gennaio 2012) e mescola componenti simbolici molto forti (la cancellazione della dicitura ‘Repubblica” e il mantenimento della sola parola Ungheria), mutamenti profondi degli equilibri tra poteri (i giudici sono nominati dal Governo) e un vero e proprio bavaglio alla stampa. Nello specifico è stata creata una commissione governativa che deciderà chi ha diritto e libertà di parola. La Costituzione è stata cambiata a maggioranza di due terzi, quindi il potere del governo Orban è assai difficile da scalfire, in queste condizioni. Tutte queste decisioni sembrano essere finalizzate a un deciso cambio dell’identità nazionale, fortemente ancorata al suo passato e all’identità cristiana (in chiave antisemita).

Si può davvero parlare di controllo dell’informazione in un mondo globalizzato, tenendo conto del potere del web e delle trasformazioni tecnologiche e comunicative? Ma soprattutto in un’Europa unita, dove non ci sono frontiere fisiche, esistono davvero quelle comunicative?

Si può senza dubbio e si può farlo per due ragioni. 

La prima è legata alla crescente qualità dei metodi di controllo e repressione sul web da parte degli Stati autoritari. Si passa dai filtri alle ricerche su Internet in Cina alla contro-propaganda di blogger e giornali in Russia, sino a strategie fintamente democratiche, in cui leader di paesi a democrazia limitata monitorano Facebook e Twitter in prima persona (Iran e in parte Venezuela). Inoltre ci sono meccanismi di filtro selettivo all’accesso ai siti di altri Stati: basta annunciare il rischio di ‘influenze dell’occidente  per bloccare l’accesso a tutti i siti i cui server sono ubicati negli USA (Facebook, Google e Twitter, per citare i tre più rilevanti).

In secondo luogo l’Europa non ha meccanismi di autoregolazione politica nei confronti degli stati membri. Non ci sono regole comuni, ad esempio, sulla libertà di informazione, e Orban per questo motivo può tranquillamente restituire al mittente ogni tentativo dell’Europa di condizionare le scelte di politica interna come ‘inopportuna ingerenza dell’Europa’: una frase che anche in Italia usiamo, e neanche tanto raramente, quando ci arrivano suggerimenti di politica economica. 

Qual è la differenza tra il controllo che si vuole esercitare in Ungheria sulla stampa e altri sistemi di controllo esistenti in Italia e in Francia oppure il sistema di multe tedesco? Si tratta di controlli più restrittivi?

La differenza è proprio nella concentrazione dei poteri del governo Orban, che non ha eguali in Europa. I sistemi di ‘sorveglianza’ (più che di controllo) in Italia e in Francia non arrivano a stabilire in modo così netto (e spudorato) chi ha diritto di parola e chi no. Ci sono stati casi di anomalia del sistema informativo, anche nel nostro Paese, ma non siamo mai arrivati a una tale deriva. I controlli sono restrittivi perché espressione diretta del potere politico, non passano da organismi indipendenti, autonomi, super partes. Fare opposizione, in questa situazione, è assai complicato e questo è vero sia per la vita politica che attraverso il giornalismo e l’informazione. E inoltre il rispetto della legge, con giudici nominati da Orban, può diventare un valore assai difficile da monitorare e difendere.

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