Con l’amaro in Blackburn

By Redazione

gennaio 6, 2012 Cultura

Era stato un dicembre con i fiocchi per il Manchester, sponda United. Diciassette gol fatti, uno solo subito. Ininfluente, in casa contro il Wolverhampton, sufficiente solo a creare un diversivo alla monotonia delle doppiette di Nani e di Rooney. Addirittura dieci in due partite.

Prima di Natale la cinquina rifilata di fronte ai basiti spettatori del Craven Cottage, contro il Fulham, pallida controfigura della squadra che Al-Fayed si era illuso di poter fare grande. A Santo Stefano era toccato alla cenerentola Wigan essere travolta all’Old Trafford da Berbatov (tripletta) e compagni. Stesso risultato, 5-0. E l’angolo della bocca di sir Alex Ferguson per una volta si era alzato non per ciancicare la gomma. Un mezzo sorriso, l’occhio più vispo e meno imperturbabile del solito. Con un ruolino di marcia così, già scorgeva all’orizzonte un capodanno di quelli da far vedere le foto ai nipotini.

Il 31 dicembre il signore dei Red Devils avrebbe compiuto settant’anni, venticinque dei quali occupati laboriosamente a fare di un agglomerato di mattoni e buon fumo da ciminiera una leggenda del calcio modiale. Roba che se googli Manchester la pagina di Wikipedia dello Utd precede quella della città. Una faccenda priva di magie e di fenomeni. Il Barcellona ha il caldo, i pinchos e la movida, e si può permettere il genio di Messi. Sir Alex, con gamberetti fritti e un po’ di schiuma di Guinnes, si è accontentato di plasmare “solamente” giocatori fortissimi. Ieri Giggs, oggi Rooney.

Il 31 dicembre erano settant’anni, venticinque di United. E arrivava all’Old Trafford il Blackburn, fanalino di coda della Premier. Tutto facile no? Un incubo invece. Ancora Berbatov doveva fare gli straordinari per riacciuffare due gol di svantaggio. Ma, all’80°, Hanley firmava il game over. 2-3, e tanti saluti al cenone di mr. Ferguson.

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