L’azzurro, cento anni fa

By Redazione

gennaio 5, 2012 Cultura

È un anno chiamato a regalare emozioni sportive, il 2012. Immagini, frammenti e cronache che siano capaci di far digerire il resto, nel contorno di una crisi economica che attanaglia il Vecchio Continente, guarda caso scenario di due eventi particolarmente attesi: gli Europei di calcio prima, per testare la dinastia spagnola che vinse l’edizione di quattro anni fa e si ripresenta con i gradi di campione del mondo, e, soprattutto, le Olimpiadi di Londra poi. Il sindaco della capitale britannica Boris Johnson ha lanciato poche settimane fa un ordine preciso: non vuole che i Giochi della sua città siano ricordato come quelli della recessione. Piuttosto, meglio rispolverare lo spirito del 1948, l’anno della prima volta di Londra e delle Olimpiadi trasmesse in televisione, a tre anni dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Sbrigati i convenevoli e cerimoniali, tocca agli atleti e alle squadre. Tocca quindi anche ai nostri Azzurri. Era il 6 gennaio 1911, la nazionale di calcio doveva affrontare all’Arena di Milano l’Ungheria (i magiari alla fine vinsero 1-0) e i giocatori si presentarono in campo con la maglia azzurra. Perché? Non si sa con precisione. Inizialmente la maglia – se maglia vogliamo chiamarla, dal momento che era provvista di colletto inamidato – era bianca, in onore della Pro Vercelli, la squadra più forte del campionato italiano. In seguito si optò per l’azzurro, colore di famiglia in casa Savoia. O forse perché a Milano aveva nevicato, per di più quel 6 gennaio c’era la nebbia e va da sé che gli spettatori avrebbero faticato a riconoscere gli uomini in campo con la divisa bianca.

Poco importa, per un motivo o per l’altro sono nati gli Azzurri. Tra poco più di un mese tocca a quelli di Jacques Brunel, il nuovo ct della nazionale di rugby per il 6 Nations che scatterà il 4 febbraio, con l’Italia impegnata a Parigi contro la Francia, splendido bottino di guerra conquistato nella scorsa edizione al Flaminio. Quest’anno i match casalinghi si disputeranno addirittura all’Olimpico: i sostenitori accorreranno, i risultati vedremo. C’è da costruire un nuovo ciclo, la palla ovale non lascia molto spazio all’immaginazione – diffidate di quelli che fanno i conti senza l’oste. E ci sono le nuove leve che crescono tra Treviso e Viadana, la generazione chiamata alle armi.

Quanto a quelli di Cesare Prandelli, di certo l’allenatore di Orzinuovi ha un progetto in testa: ben presto capiremo qual è. Ha fatto bene dove è stato: prima ancora che a Firenze, con il Verona che ha riportato in A nel ’99 è arrivato al nono posto. Ha compiuto un miracolo anche in Laguna, dove però presidente del Venezia ai tempi era Zamparini e quindi tutto il resto non conta granché. Conosce i giovani (chiedere al settore giovanile dell’Atalanta) e ha puntato su di loro, Mario Balotelli compreso, ma si ritrova con un Giuseppe Rossi ai box. Le premesse ci sono: quando l’Italia di Marcello Lippi si impose in Germania, c’era in ballo Calciopoli e i peana morali si sprecavano. Basterebbe fare un po’ più di casino sul caso scommesse: la cabala potrebbe aiutare.

Pallavoliste, schermitori e schermitrici, nuotatori e nuotatrici. Chi va di montanti e ganci. Atleti e atlete tutte. Quelli che i media si filano solo ogni quattro anni, al più fanno eccezioni nei casi di Mondiali o Europei di disciplina. Lavorano in silenzio, salvo quando c’è Federica Pellegrini perché per lei gli uomini si pigliano. In compenso portano a casa le medaglie sia che tirino di spada o fioretto, con l’arco e con i guantoni. In ogni caso, forza Azzurri. 

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