Comunione e Proporzione

By Redazione

gennaio 5, 2012 politica

Il valzer del referendum elettorale è servito. Mancano pochi giorni all’11 gennaio, giorno in cui la Corte Costituzionale scioglierà le riserve circa l’ammissibilità della consultazione popolare che, nelle intenzioni dei promotori, andrebbe a determinare l’abrogazione del Porcellum e il contestuale ritorno alle leggi Mattarella. La patata bollente è nelle mani della Consulta che pare orientata a bocciare la questione a beneficio di governo e partiti in attesa col fiato sospeso. Per parte sua, il comitato referendario spera in un happy end costruito con le firme dei cittadini e rafforzato dalle biro dei saggi. È del 31 dicembre un appello sottoscritto da 111 costituzionalisti che auspicano l’ammissione del referendum, volto ad «aiutare le forze parlamentari impegnate nel delicato sostegno al governo Monti».

Tra i firmatari figurano massimi esperti del diritto costituzionale e vecchie glorie della Corte, ma anche alcuni nomi che, ad un’attenta lettura, richiamano un paio di collegamenti. Luca Antonini, Andrea Simoncini e Lorenza Violini, ad esempio, sono tre giuristi vicini al movimento di Comunione e Liberazione, ospiti fissi al Meeting di Rimini e animatori del dibattito della (ciellina) fondazione per la Sussidiarietà  presieduta da Giorgio Vittadini, leader laico del movimento fondato da don Giussani.

Antonini, che è pure vicepresidente della fondazione, insegna diritto costituzionale a Padova e ha fatto parte dell’Alta Commissione di studio per il federalismo fiscale presso la Presidenza del Consiglio. Simoncini è ordinario a Firenze mentre la Violini ha una cattedra all’Università di Milano. I tre si conoscono bene, insieme hanno partecipato a convegni e scritto un libro, mentre oggi uniscono le penne per il Mattarellum, sistema misto a forte trazione maggioritaria.

Il caso vuole che la posizione espressa a chiare lettere nell’appello li veda  contrapposti a Roberto Formigoni. Da tempo il governatore lombardo, nonché uomo simbolo di Comunione e Liberazione, invoca una riforma della legge elettorale strizzando l’occhio al sistema proporzionale spagnolo. Ventilata da alcuni esponenti Pdl e suggerita come “soluzione di comodo” dal politologo Pasquino, la costruzione iberica prevede collegi di ridotta estensione in cui si eleggono pochi deputati (da 5 a 7) e si tengono in vita le liste con un forte radicamento sul territorio. Il sistema sembra ricamato su misura per Formigoni che, nella sua scalata ai vertici del Pdl, si è proposto quale esclusivo depositario delle relazioni diplomatiche con la Lega Nord.

Il presidente di Regione Lombardia ha posto i suoi paletti per il futuro battendosi per la reintroduzione delle preferenze e puntando i piedi per l’eliminazione dei listini bloccati che gli hanno procurato i ben noti imbarazzi dopo la poltrona riservata a Nicole Minetti. Diffuso ovunque il suo pacchetto riformatore, Formigoni s’è messo a predicare il verbo tra stampa, tv e web, con particolare attenzione per quest’ultimo. Il bilancio non è dei migliori: scontate alcune orecchie da mercante di altrettanti colleghi di partito, sorprendente, seppur nel silenzio assordante, il rifiuto del sodale ciellino Maurizio Lupi che ha deciso di sostenere la leadership di Alfano anche in vista delle primarie per la scelta del premier.

Il governatore non si è scomposto e ha proseguito il suo viaggio in solitaria. Ora però deve incassare l’ennesimo niet da parte di esponenti (i tre giuristi sopracitati) che fanno riferimento all’area culturale ciellina, che è pure la sua. Parlare di isolamento è forse prematuro, vuoi perché Formigoni dispone di un discreto serbatoio elettorale ben custodito negli anni, vuoi perché carisma e capacità di reinventarsi gli permettono di non schiantarsi alla prima curva. Un segnale evidente però giunge in orbita CL, da sempre prodiga di tappeti rossi per il governatore amico e oggi sempre più fredda nei confronti di quel Roberto che solo dieci anni fa era considerato l’unto dal Signore, con buona pace di Silvio Berlusconi. Nel 2012 l’astro nascente si chiama Maurizio Lupi e i giuristi d’area tifano per il Mattarellum. Sarà meglio fermarsi a riflettere davanti a un (For)caffè

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