Monti, perché non parli?

By Redazione

gennaio 4, 2012 politica

Il premier Mario Monti si sta dimostrando tanto più taciturno in casa quanto loquace fuori. E la cosa comincia a non andar giù a parlamento e sindacati. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il calendario della tournée in salsa tedesca con la quale il presidente del Consiglio presenterà nel dettaglio la tanto attesa “Fase Due”. Prima tappa: Berlino, per l’appunto. La cancelliera tedesca Angela Merkel, infatti, mercoledì incontrerà il premier nella capitale teutonica. I temi al centro dell’incontro, almeno ufficialmente, saranno “La situazione dell’eurozona e lo sviluppo economico dell’Europa”. Ma non serve la sfera di cristallo per capire come, in realtà, l’incontro del prossimo 11 gennaio sarà il banco di prova ufficiale per sondare il gradimento dell’Europa e del sempre più ingombrante alleato tedesco sui contenuti chiave della “Fase 2”. In attesa di sentire il parere di Angela Merkel, Monti ha intanto ricevuto Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, al quale ha chiesto un parere su liberalizzazioni, crescita e andamento dei mercati europei.

Gli stessi contenuti chiave che, in Italia, continueranno a restare tabù ancora per qualche settimana. Compresi i tanto vituperati provvedimenti sul fronte del lavoro, come l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e l’introduzione dei nuovi contratti “a stipendio modulabile” per i giovani. Gli incontri con i sindacati, infatti, inizieranno lunedì 9 gennaio e saranno gestiti in prima battuta da Elsa Fornero, ministro del Welfare, e da Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico. Ufficialmente, dunque, due giorni prima che il presidente del Consiglio parli alla collega tedesca. Il premier Monti, però, parteciperà direttamente alle riunioni con le parti sociali solo nella fase finale delle consultazioni, quando il governo presenterà ufficialmente le sue proposte di riforma. Ovvero soltanto a ridosso del 23 gennaio, data in cui a Bruxelles si riunirà l’ Eurogruppo per discutere di crescita e lavoro davanti ad un pacchetto di riforme già ben definite.

Che esistesse un asse un po’ troppo privilegiato tra Roma e Berlino lo aveva raccontato la scorsa settimana il Wall Street Journal, in un servizio dedicato alla pesante responsabilità della cancelleria tedesca nella caduta dell’ultimo governo Berlusconi. Dal Quirinale, direttamente coinvolto nella ricostruzione dell’accaduto, era arrivata subito una categorica smentita. Ma la notizia della telefonata di Frau Merkel al Presidente della Repubblica, nella quale la prima invitava il secondo a liberarsi al più presto di Berlusconi per far posto ad un premier più accondiscendente e gradito all’Europa non ha certo mancato di far discutere. Anche perché Monti, il quale ha pubblicamente ammesso di credere “di essere stato nominato per dare risposte all’opinione pubblica tedesca”, ha messo del suo nell’alimentare le tesi, se non del complotto, almeno della “combine”.

Ora però tanto la politica quanto i sindacati dimostrano di aver esaurito la pazienza. Che il rapporto di sudditanza alla Germania sia un’illazione o un mero dato di fatto, né le parti sociali né tantomeno i partiti sono disposti a giocare il ruolo di ultima ruota del carro. «Se il governo Monti vuole un accordo chiami i sindacati e parli chiaro, individuando obiettivi e strumenti», ha twittato ieri la Cgil. Contro il mutismo casalingo del professor Monti si scaglia anche il Pdl. Dichiara Anna Maria Bernini, ex ministro delle Politiche comunitarie: «È opportuno che il professor Monti convochi senza indugi un incisivo tavolo di confronto con i segretari e i capigruppo dei partiti che lo sostengono». Gli fa eco Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: «In sede di decisione politica, il governo deve fare le sue scelte d’intesa con i partiti che lo sostengono in Parlamento».

Monti ha però già fatto sapere ai sindacati che il metodo del confronto non si cambia. “Ne andrebbe della possibilità di raggiungere un accordo in tempi brevi” ha spiegato. E la pazienza di Frau Merkel & co., si sa, è già agli sgoccioli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *