La carica dei 111

By Redazione

gennaio 4, 2012 politica

L’11 gennaio si riunirà la Consulta. Sul tavolo il referendum elettorale che, secondo le intenzioni del Comitato promotore, si propone di sostituire l’attuale sistema elettorale con quello in vigore fino al 2006. Il ritorno al Mattarellum, per Andrea Morrone, presidente dei fautori del sì, sarebbe possibile in virtù dell’istituto giuridico della “reviviscenza“.

In pratica, se elimino il Porcellum che eliminava la precedente legge, quest’ultima torna a rivivere. Una sofisticata discussione in punta di diritto ha così sostanziato il dibattito di questi mesi sul tema. Valga come esempio l’articolo di Valerio Onida di un paio di giorni fa sul Sole24ore, che sosteneva la validità dell’istituto della reviviscenza con il codice alla mano, quale “effetto necessitato” in caso di approvazione del referendum.

La firma dell’insigne costituzionalista figura, insieme a quelle di 110 suoi colleghi, in calce ad un appello diffuso dal Comitato referendario. Che tenta di spianare la complessa strada verso il sì della Consulta. Una faccenda complicata, da capire e da raccontare. Per brevità la si può riassumere dicendo che la disciplina di accoglimento dei quesiti referendari, pur avendo una propria specificità costituzionale, non è chiare e ben definita. Si aggiunga che la consuetudine delle sentenze della Corte è contraddittoria, e che mai si è dovuta occupare di un possibile caso di reviviscenza così palese.

Dunque? Come sempre la decisione sarà politica, osservano già da qualche mese i bene informati. E se fino a qualche giorno fa i fautori del sì – fatta eccezione per l’indomito Arturo Parisi – hanno difeso la bontà tout-court delle proprie idee codice alla mano, con l’appello in questione sembrano avvalorare la tesi di chi sostiene che la partita sia tutta politica.

Due le ragioni sostanziali del testo sottoscritto dai professori. Sostenere la maggior efficacia, istituzionale ma anche sociale, del Mattarellum, che potrebbe “contribuire a ricostituire, attraverso i collegi uninominali, un rapporto più diretto fra parlamentari ed elettori e potrà evitare […] la formazione di coalizioni rissose”. E rassicurare governo e parlamento che l’obiettivo non è quello di arrivare ad elezioni in primavera: “Il referendum non solo non interferirà con la attività di governo ma, anzi, potrà aiutare i gruppi parlamentari nello sforzo per fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria”.

Abbandonata la sofisticata argomentazione giuridica, anche i professori sembrano essersi accorti che, a una settimana dal d-day, è ora di abbandonare un tono lectio magistralis e scendere sul vero terreno di scontro.

“A questo proposito ancora una volta è il Quirinale che sta giocando la partita decisiva – osserva un esperto di giustizia istituzionale – In questo particolare momento storico la Corte difficilmente si discosterebbe da una volontà informalmente ma caldamente espressa dal Presidente della Repubblica”.

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