Occhio compagni, l’Europa va a destra!

By Redazione

gennaio 3, 2012 politica

Facciamola semplice. Uscito di scena Berlusconi, l’Unione europea ha perso quel ruolo di modello di riferimento al quale appellarsi per attaccare parole, opere e omissioni del governo italiano. Con i tecnici al governo, il Partito democratico, con un certo ritardo, ha iniziato ad accorgersi che la barra delle fortune continentali è una faccenda tutta interna alla destra della vecchia Europa. Che sia l’eterodossia gollista di Sarkozy, il popolarismo di frau Merkel o il conservatorismo insulare di Cameron, la sinistra è fuori dai giochi, priva anche di uno Zapatero qualunque con il quale consolarsi. Senza il Cavaliere a orientare il polo magnetico dei pensieri democratici, al Botteghino stanno iniziando a ricalibrare il tiro. A Bruxelles iniziano a non esserci più i saggi statisti che avrebbero dovuto condurre per mano il capriccioso premier in tacchi e cerone verso il sole dell’avvenire comunitario. Quelli “500 volte migliori” di Berlusconi, come disse Massimo D’Alema parlando della Merkel lo scorso ottobre.

Anzi: “Fino ad ora le decisioni sono state deboli. L’agenda da qui a marzo di per sé non rassicura –ha scritto ieri Bersani in una lettera a Repubblica– Nelle opinioni pubbliche è ancora dura come il marmo quell’ideologia difensiva e di ripiegamento che le destre europee hanno coltivato, ricavandone inutili vittorie, e che i progressisti non hanno potuto o saputo contrastare, ricavandone larghe e dolorose sconfitte”.

Parole durissime, quelle consegnate ieri da Bersani al quotidiano di Ezio Mauro, che superano il “ora l’Europa non ci affossi” pronunciato sul finire dell’anno scorso. Soprattutto se indirizzate a coloro, come Merkel e Sarkozy, fino a non molto tempo fa erano additati come una delle poche risorse attraverso le quali l’Italia sarebbe potuta uscire da una congiuntura economica assai complicata.

E se è vero che anche agli astri capita statisticamente di allinearsi, intervistato dal Messaggero ieri proprio D’Alema superava a destra in antieuropeismo il proprio segretario: “Va rilevata la scarsa credibilità di quella coppia per il modo in cui ha gestito la crisi europea. La verità è che l’Europa soffre di una leadership miope e conservatrice e cresce la convinzione che una politica di pura austerità che abbia come esclusiva stella polare la stabilità monetaria rischia di portarci nel vicolo cieco della recessione”.

Mentre il leader Màximo gioca da battitore libero, Bersani ha interesse a non appiattirsi sulle posizioni dell’asse Berlino- Parigi anche per una questione politica personale. Agli occhi del proprio elettorato di base, sempre più in fibrillazione per l’impopolarità delle scelte del governo, ha preso in questo modo le distanze dall’europeista Monti. Viceversa, agli occhi di Palazzo Chigi, offre una sponda al tentativo del premier di non farsi coinvolgere in un direttorio a tre, italo-franco-tedesco, e di spostare il baricentro dell’Unione verso Bruxelles. Su questo frangente, la cartina tornasole è stata l’apprezzamento per le parole del leader Pd arrivato da Lorenzo Cesa. Il segretario centrista, insieme a Pierferdinando Casini, guida quello che più di ogni altro è il partito dei tecnici. Almeno in questa fase.

(l’Opinione)

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