Mamma, alla porta c’è mr. Santorum!

By Redazione

gennaio 3, 2012 Esteri

Ufficialmente ha vinto Mitt Romney per 8 voti, moralmente il trionfatore di questo caucus dell’Iowa si chiama Rick Santorum e per molti è una delle più grandi sorprese politiche dai tempi di Barack Obama.
 

Chi è

Figlio di immigrati italiani (il papà è nato a Riva del Garda e la madre è metà irlandese e metà italiana) è un fervente cattolico che piace (almeno per ora) agli evangelici.  Avvocato di Pittsburgh, Pennsylvania  è stato parlamentare americano dal 1991 al 2007, prima alla Camera (1991-1995), poi al Senato (1992-2007). Non proprio un perfetto sconosciuto, quindi. I suoi inizi in politica risalgono alla metà degli anni ottanta, quando finisce a fare il volontario per il senatore  repubblicano John Heinz.  Una breve carriera a cavallo tra politica e amministrazione e nel 1990 il grande salto: sfida e batte Doug Walgren, democratico in carica da sette mandati e muove così i primi passi a Washington. Capace di grandi imprese e di cadute colossali – di cui diremo dopo – Rick sceglie di sfidare il Partito Democratico anche al senato. Così, nel 1994 sconfigge l’uscente Harris Wofford e si assicura un  seggio nella camera alta. Tutto fila liscio fino al 2006 quando, in una delle elezioni più difficili per gli uscenti targati Gop, finisce letteralmente asfaltato da Bob Casey, democratico e figlio dell’ex governatore della Pennsylvania Robert.  In quella campagna elettorale Santorum commetterà una serie di errori di comunicazione a dir poco dilettanteschi con accuse infondate all’avversario,  attacchi al “femminismo radicale” e apocalittici appelli al voto tutti basati sul pericolo islamista. Il suo avversario vince facile, con il maggior scarto mai registrato per un deputato uscente della Pennsylvania. Sembra finita lì, e invece no. Santorum torna sotto i riflettori nel 2008 quando fa un endorsement pubblico a favore della candidatura di Mitt Romney alla Casa Bianca. Quattro anni dopo ne diventa il principale sfidante.

Profilo politico

Prendete Mitt Romney, pensate al suo contrario e avrete Rick Santorum. Tanto l’ex governatore del Massachusetts è freddo, compassato, quasi robotico tanto Rick riesce ad apparire naturale, amichevole, appassionato. Il primo parla del bilancio nazionale come fossero soltanto freddi numeri  che però conosce a memoria, il secondo ha certamente meno dimestichezza con la finanza pubblica ma parla come un americano medio che guarda negli occhi la crisi. Due facce della stessa medaglia repubblicana, perennemente alla ricerca del giusto mezzo tra empatia e competenza. Rick Santorum si definisce un “conservatore ad ampio spettro”,  reaganiano sui temi fiscali e vicino a posizioni “sociali” quando si parla di welfare e povertà.  Anche nel discorso tenuto dopo il vittorioso secondo posto in Iowa è riuscito ad oscillare con efficacia tra i due pendoli  del pensiero GOP, lisciando il pelo sia all’ala liberista che a quella sociale.  Come detto è un cattolico di Santa Romana Chiesa e un fervente anti-abortista: sui valori si è giocato tutto e per ora pare aver vinto la sua scommessa. Non è detto che oltre l’Iowa si possano fidare di lui, ma con Rick Perry e Michelle Bachmann fuori gioco rimane l’unico candidato in grado di strizzare credibilmente l’occhio all’America evangelica che è stata la base delle fortune elettorali di George W Bush.

Una campagna sottotraccia

In termini di fundraising ha raccolto un trentesimo di quanto ha messo insieme Mitt Romney, eppure si è fermato a soli otto voti dallo sfidante plurimiliardario. La cifra della campagna elettorale di Rick Santorum è tutta qui: low profile, bassa esposizione mediatica e una discreta organizzazione sul territorio dell’Iowa.  Budget e squadra ridotta al minimo indispensabile ma alcuni trucchi del mestiere imparati da Karl Rove lo hanno certamente aiutato nell’impresa di questa notte. Mentre Gingrich, Perry e Ron Paul venivano celebrati dai media nazionali come gli unici in grado (per ragioni diverse) di contendere a Mitt Romney la nomination, lui si è trasferito armi e bagagli in Iowa, ha assoldato un paio di ex strateghi di Mike Huckabee (che qui vinse nel 2008) e si è fermato qui per buona parte dell’anno. Ha iniziato a girare lo stato in una sorta di gigantesco porta a porta ed è certo di aver visitato tutte le 99 contee dello stato del Midwest. Nessuno ha stretto più mani di lui e nessuno ha passato così tanto tempo nei dintorni di Des Moines. Una strategia certamente rischiosa ma azzeccatissima:  combattere sul piano nazionale contro alcuni giganti del fundraising sarebbe stato impossibile. Così si è imposto nella prima competizione utile, quella con tutti gli occhi addosso e quella “politicamente” più sensibile. Da qui è tutta in salita, ma in corsa c’è anche lui.

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