Metrosexual, o della ritirata del macho

By Redazione

gennaio 2, 2012 Cultura

Si badi che l’argomento è serio, a dispetto delle parti del corpo umano prese in considerazione. Salta fuori negli Stati Uniti che i peli pubici femminili sono sulla via dell’estinzione e dell’argomento se n’è occupata anche una rivista come The Atlantic. Nel suo articolo, la giornalista Ashley Fetters attraversa la storia del genere umano e approda ai lidi odierni targati “Sex and The City” (sempre pensato che questa serie televisiva avesse provocato molti danni nella mente femminile) e “Gossip Girl” (come sopra, ragazzine che recitano la parte di donne e dopo una serie già stancano). Sono trascorsi e non torneranno i tempi in cui ci si domandava tra amici, affacciandosi alla sfida di esplorare le ragazze sotto i loro vestiti, che acconciatura adottassero le più carine del gruppo. Con il mito imprescindibile delle parigine. Ora pare che tutto il mondo sia Parigi – e per carità, tralasciamo le battute sulla grandeur, che altrimenti perderemmo il filo del discorso.

Metrosexual. Il termine è stato coniato nel 1994 dallo scrittore inglese Mark Simpson sull’Independent (chiaro campanello d’allarme). Maschi che nella grande città (metro) danno libero sfogo alla propria eterosessualità armandosi di creme e trattamenti per il corpo. E poi il fitness – addominali su addominali, alle partite di calcetto probabilmente restano senza fiato dopo uno scatto, ma sotto la doccia hanno gli addominali. Quelli, perché per esempio i peli laggiù no, se li depilano. Prima erano le ciglia, poi le gambe, poi il petto, ora il pene.

Siamo uomini di mondo, non serviva certo questo pezzo apparso sul Daily Beast per ricordarci dove l’avessimo già notato. Le solite leggende: senza peli, apparirebbe più performante e sarà per questo che gli attori porno contemporanei provvedono scientificamente a depilarselo. Come la storia per cui a toccarsi con l’altra mano e non quella che si adopera solitamente, sembrerebbe quella di un’altra. Meglio ancora se addormentata dal formicolio. Onanisti, tanto i primi quanto i secondi – ovviamente.

Nel capitolo post metrosessuale, il maschio si sta smarrendo e avanza la checca isterica a dispetto dell’ormone da esibire agli happy hour nei locali che tirano per quindi programmare il resto della serata. Il baffo è bandito e per fortuna che gli australiani si sono inventati il Movember, il mese di novembre appositamente dedicatogli così almeno per una trentina di giorni ci si può sbizzarrire. La barba è buona solo se radical-chic e pseudo intellettuale, abbinata all’iPhone e al Moleskine, altrimenti pare diventi fastidiosa e poco estetica. La confusione sotto il cielo è enorme e non puoi nemmeno dargli bullosamente del culattone a quello glabro ché altrimenti finisci per apparire omofobo. Una volta c’erano le donne, poi le donne si sono prese gli uomini e gli uomini si sono trasformate in donne a beneficio delle campagne sociali sull’uguaglianza patrocinate dalle istituzioni: è la normativa ad imporla, non il carattere dell’individuo e il meccanismo dunque va in cortocircuito come succede quando i rapporti umani vengono forzati dal codice che si sostituisce alla normale interazione sociale. E si finisce per leggere del padre che accompagna la figlia dall’estetista per farsi radere là dove non batte il sole e tanto che c’è lui fa lo stesso. A 50 anni.

Se è la flora femminile a scomparire, la colpa la attribuiscono seduta stante al maschio: il corpo della donna come merce ad uso e consumo garantito e quindi se non ora, quando, maledetto Hugh Hefner con lo stile dettato dalle copertine di Playboy? E passi. Il guaio vero è per quanto concerne la flora maschile: è dannatamente colpa dell’uomo. Il maschio si sta perdendo. 

E sono amari, oltre che calvi (il soggetto mettetelo voi).

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