La crisi, twitter e la Bestia

By Redazione

gennaio 2, 2012 Cultura

Si possono davvero trattare argomenti complessi e anche drammatici, partendo da questioni lievi e anche allegre; si può davvero arrivare a conclusioni inaspettate, pur partendo da premesse strampalate; si può, in definitiva, ragionare di crisi e tempi bui, partendo dalla visione di un cartone animato.

Andiamo per ordine. È periodo di grandi feste, questo, e come ogni santo Natale la Rai – ah mamma Rai! – si gioca puntualmente la parte migliore del servizio pubblico: i cartoni animati. Non quelli di derivazione giapponese, quelli che prima di andare in tv erano i manga che si leggono da destra a sinistra, ma quelli della nostra cara, vecchia infanzia: e allora via di Topolino e Pippo, di Ariel e Belle, di Aladin e Cenerentola. Storie arcinote, happy-ending scontatissimi, personaggi strappalacrime. Alzi la mano chi non ha mai rinunciato a una partitina a poker o all’ennesimo giro di tombola per fare compagnia a un fratellino, una sorellina o un cuginetto più piccoli che, per ragioni di età, non si erano mai (o meglio, ancora) commossi davanti alla storia d’amore coronata di un principe e una principessa. A chi non è mai capitato: l’ultima volta è stata ieri sera, con la Bella e la Bestia su Rai1. Il copione è il solito: ci si sistema sul divano insieme al fortunato piccolino della famiglia e gli si fa un po’ da guida; perché i bambini sono tutti uguali: così come da piccoli torturavamo la mamma per conoscere il finale della storia in (largo) anticipo, così fanno i piccoli di casa oggi, che si disperano se il malvagio di turno sembra spuntarla e subito si voltano: “Ma tanto non vince, vero?! Non vince!”. E li rassicuri e ridi con loro quando la storia finisce bene e il Bene (quello con la b maiuscola) trionfa sui cattivi in technicolor (fossero tutti così, poi).

Accade poi, però, che quello che inizia come un modo alternativo di trascorrere una serata, possa diventare l’occasione per ragionare di questioni scottanti. Ad aprire Twitter si scopre che #labellaelabestia ha conquistato il primo posto tra i TT italiani e altri quattro riferimenti al cartone stanno nella top ten. E allora ci si chiede: come mai? Accade quindi che mentre ci si pone questa domanda, incroci un follower, e discutendo con lui, viene fuori che “B&B su twitter è un fenomeno che travalica la favola. C’entra con il bisogno di dover condividere un argomento consolatorio”.

Così si accende il computer e si comincia a scrivere un pezzo per spiegare che quel cartone animato ha scatenato un simile flusso di tweet perché la sua visione – in un certo senso “collettiva”, perché commentata quasi frame per frame – ha una funzione per l’appunto “consolatoria”. Le decine e decine di tweetsospiranti, quelli che per intenderci suonano così: “#labellaelabestia, l’esatto contrario di ciò che avviene nella vita reale, dove l’aspetto fisico e il portafoglio valgono più della dolcezza”, sono la prova che guardare un cartone Disney non è solo svago: è tentativo di evasione dalla realtà, è volontà di esulare in un mondo di colori e magia, per sfuggire al cupo grigiore dei nostri comuni giorni. Condividendo un contenuto di per sé già condiviso, sapendo di giocare sul terreno semplice della condivisione (letterale e 2.0) a priori. Il nostro mondo è in crisi, il nostro sistema è in crisi: e visto che cambiare la nostra vita è difficile, si può sempre provare a sostituirla, giusto per un paio di ore. Il tempo che l’incantesimo svanisca e che tutto ritorni come prima: al solito tram tram di tutti giorni, ai compiti da fare e alle bollette da pagare.

Che quindi si parli del bacio tra Belle e la Bestia e non per esempio delle deliranti affermazioni di un comico, piuttosto che delle liberalizzazioni o dello spread, è comprensibile. E forse, per una sera, anche accettabile. Siamo in crisi, gente: non c’è niente di meglio di un bel cartone animato. Buona visione. 

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