Iran-Usa, bastone e carota

By Redazione

gennaio 2, 2012 Esteri

L’Iran continua ad usare la strategia del bastone e della carota nei confronti dell’Occidente e, in particolar modo, degli Usa. Dopo il duro botta e risposta dei giorni scorsi tra Teheran e Washington che ha fatto temere una vera crisi sullo Stretto di Hormuz, il regime degli Ayatollah non si è infatti fermato e non ha desistito dal continuare la propria esercitazione militare proprio in prossimità di quell’importantissimo tratto di mare.

A preoccupare, però, non è stata l’esercitazione in sé (che dopotutto era stata annunciata da tempo) quanto il fatto che Teheran abbia reso noto di aver condotto con successo alcuni test con missili a lunga gittata. Test che erano stati smentiti a più riprese e che invece oggi, a cose fatte, sono stati confermati con entusiasmo. A darne l’annuncio è stato ancora una volta il portavoce delle manovre navali iraniane, l’ammiraglio Mahmud Mussavi, lo stesso che nei giorni scorsi aveva tuonato contro gli Stati Uniti minacciando ritorsioni contro qualsiasi tipo di ingerenza americana nei confronti degli interessi iraniani nel Golfo Persico. Attraverso l’agenzia ufficiale Irna, Mussavi ha fatto sapere che nel corso dell’ultimo giorno di esercitazioni è stato “collaudato un missile terra-mare chiamato Qader e un altro missile terra-terra di nome Nour”. Due missili che, secondo quanto annunciato più volte dall’Iran, sarebbero in grado di colpire Israele e le basi statunitensi in Medio Oriente.

Un ennesimo “colpo di bastone”, dunque, che non fa altro che gettare ulteriore benzina sul fuoco dei sempre più tesi rapporti che l’Iran ha con l’Occidente. Ma l’annuncio dei test missilistici era stato preceduto, poche ore prima, dalla consueta “carotina” a cui sempre più spesso la Repubblica Islamica ricorre per dar seguito alla sua strana strategia. Il negoziatore iraniano Saeed Jalili, infatti, poco più di ventiquattr’ore prima, aveva sottolineato che Teheran era “pronta a tornare al tavolo dei negoziati sulla base della cooperazione” aprendo nuovamente la porta all’Occidente nel sempre più complicato tentativo di fare chiarezza sul proprio controverso programma nucleare. Annuncio che avrebbe dovuto avere l’obbiettivo di addolcire l’amara notizia dei test missilistici ma che in realtà non cambia di molto lo scenario. Lo stesso Jalil, infatti, ha tenuto a precisare per l’ennesima volta che Teheran è pronta a “rispondere con fermezza a qualsiasi minaccia contro la Repubblica Islamica” confermando la linea dura del regime.

Appare dunque sempre più chiaro il giochino del Regime degli Ayatollah: creare confusione attorno a quello che è il proprio reale obbiettivo: dotarsi di un ordigno nucleare e imporre la propria egemonia in Medio Oriente. Ma ormai Ahmadinejad e soci hanno perso anche quel poco di credibilità che gli era stata (erroneamente) concessa e questo genere di “aperture” non sono più considerate tali. Proprio per questo Teheran dovrebbe rendersi conto che questa sua tecnica è sempre più controproducente e che ormai la pazienza della comunità internazionale sta volgendo al termine.

Nonostante ciò nessuno nell’establishment del regime pare preoccuparsi più di tanto delle conseguenze delle proprie azioni e il fatto che continui incessantemente a lanciare proclami e a compiere gesti  a dir poco provocatori ne è la prova. 

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