Iowa, finally

By Redazione

gennaio 2, 2012 Esteri

Negli Stati Uniti è partita ufficialmente la corsa alla Casa Bianca in vista delle elezioni presidenziali del prossimo 6 novembre. Una corsa infinita, definita da alcuni l’evento politico più lungo e teatrale d’Occidente che, come di consueto, inizia con le primarie.

Il primo appuntamento, da quarant’anni a questa parte, è rappresentato dal caucus dell’Iowa, piccolo stato agricolo e le consultazioni proseguiranno fino al 6 marzo, data in cui avrà luogo il cosiddetto “Super-martedì” quando si svolgeranno contemporaneamente le primarie in 10 stati (Ohio, Massachusetts, Georgia, Oklahoma, Tennessee, Vermont, Virginia, Idaho, Alaska, North Dakota e Wyoming). A quel punto i giochi saranno cosa praticamente fatta e non resterà altro che attendere la convention repubblicana del 27-30 agosto che si svolgerà a Tampa in Florida, dove verrà ufficializzata la candidatura alla presidenza per la compagine del Grand Old Party.

Ebbene sì, perché l’attenzione ricade interamente sul duello interno al partito conservatore considerando che dall’altra parte (ovvero in casa democratica) la candidatura ad un secondo mandato dell’attuale Presidente Barack Obama è scontata.

Il confronto tra i vari candidati alla nomination repubblicana è sempre più acceso ed incerto. Secondo gli ultimi sondaggi al momento il favorito risulta essere il mormone Mitt Romney, lo steso che nei giorni scorsi ha dichiarato che “l’Europa si è cacciata in questo guaio con le sue mani e con le sue mani deve uscirne. La Germania, la Francia e l’Italia hanno tutte le risorse per pagare i loro debiti, risolvere la crisi di fiducia, investire e tornare a crescere”. Lasciando intendere che non fornirà aiuti economici al Vecchio Continente qualora diventasse il 45° Presidente degli USA. Ma il vantaggio pare essere risicato e dovuto soprattutto al fatto che gli altri contendenti sono impegnati ad accreditarsi agli occhi del movimento Tea Party che pare essere sempre più l’ago della bilancia nella corsa alla nomination repubblicana, ottenendone l’appoggio a corrente alternata.

In forte ascesa, sempre secondo i sondaggi, l’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, insieme al deputato del Texas Ron Paul, per quanto alcune delle posizioni di quest’ultimo paiano troppo radicali per potergli permettere di non cadere prima dell’arrivo.

Sembrerebbe dunque una gara a tre, considerando che gli altri sfidanti hanno lentamente eroso il proprio iniziale sostegno popolare. È il caso del governatore del Texas Rick Perry il quale, nelle ultime settimane, ha pagato a caro prezzo la propria incapacità nella gestione dei dibattiti pubblici. Sorte analoga pare spettare a Michele Bachman, la deputata del Minnesota che inizialmente appariva come la preferita proprio dal Tea Party, che invece ha visto rapidamente calare i consensi a suo favore.

Ma la corsa è ancora molto lunga e i colpi di scena sono dietro l’angolo. Dopotutto l’ottovolante dei sondaggi non si è mai fermato da quando sono iniziati i primi dibattiti e ogni singolo confronto potrà far spostare l’ago della bilancia in favore di uno qualsiasi dei candidati tanto che anche Newt Gingrich, ex portavoce della Camera, considerato uno dei favoriti alla vigilia e che invece oggi si vede fortemente indebolito, potrebbe rientrare in corsa.

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