Il prezzo del Pd

By Redazione

gennaio 2, 2012 politica

Il governo annuncia di voler aprire il dialogo con le parti sociali sul tema del lavoro, e si organizza per prepararsi ad una battaglia di posizione senza esclusione di colpi. Non appena il premier ha manifestato l’intenzione di voler aprire un dialogo con le parti sociali, per presentarsi allenato allo slalom tra vertici europei che lo aspetta da qui alla fine del mese, è arrivato il monito della Cgil: “C’è il rischio reale di tensioni sociali”. Un nota bene di Susanna Camusso a corollario delle buone intenzioni di lavorare su “un piano per il lavoro”. Sul quale sembrano convergere anche Bonanni e Angeletti.

Di cosa si stia parlando, ancora non è chiaro. Il “Roba da matti” bersaniano ha messo il silenziatore alla possibile discussione sull’articolo 18. E se le fondamenta della proposta di Ichino, la flexsecurity, sembrano le uniche idee messe sul piatto fino ad oggi, è proprio dall’ala centrista del suo partito che ieri è risuonato il de profundis per il disegno di legge del professore democratico. “Non si tocchi l’articolo 18”, ha detto il popolare Beppe Fioroni, proponendo contratto “test” dei neo-assunti, ma per non più di 3-4 anni. Per poi far passare il lavoratore sotto la tutela dello Statuto, che bisogna lasciare così com’è.

I tecnici di Palazzo Chigi sono all’opera per presentare una proposta che sia digeribile per la Cgil, e aiuti Bersani a tenere le redini di un partito ormai in fibrillazione. La voce sempre più accreditata è che si possa arrivare ad una soluzione di compromesso. Da una parte una contrattazione decentrata, con un modello unico in entrata: dopo un primo periodo di prova, le aziende avrebbero l’obbligo di assumere a tempo indeterminato il lavoratore. Una formula che assomiglia a quella sostenuta da Fioroni – solo un caso? – e che ha trovato già un nome: “contratto prevalente”. Dall’altra una lieve, ma sostanziale, correzione dell’articolo 18. Senza abolirlo, nelle “giuste cause” che renderebbero ammissibile il licenziamento, si pensa di introdurre eventuali gravi difficoltà finanziarie dell’azienda.

Gelo da parte di Ichino, nei confronti del compagno di partito e anche del ministero del Welfare, pur non disperando di trovare nel duo Fornero-Martone, nonostante qualche vecchia ruggine, due alleati in una partita a scacchi dai ritmi serratissimi. Intanto Fassina, responsabile economico del Pd e tra i più grandi sostenitori del “roba da matti toccare l’articolo 18” si tiene al coperto di dichiarazioni di circostanza, invitando il governo ad ascoltare con attenzione i sindacati e a “evitare errori nei delicati passaggi delle prossime settimane”.

Con Bersani che ancora non scioglie la riserva, il Pd sembra attendere alla finestra la linea dell’esecutivo. Senza intestarsi l’onere di proposte impopolari, la scelta sembra quella di accettare de facto a scatola chiusa le proposte di Monti. Per contropartita? La libertà di farle a pezzi di fronte alla piazza scalpitante.

(l’Opinione.it)

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