Il potere del Fantasy

By Redazione

gennaio 1, 2012 Cultura

Al gioco dei troni o si vince o si perde. Non esiste una terra di nessuno. Queste sono le parole che la regina Cersei dice a Ed Stark durante una conversazione ad Approdo del Re. E’ chiaro che qui si parla di “A Game of Thrones”, la saga di George Raymond Richard Martin. Sono sempre più convinto che il fantasy sia il genere più sensibile alla scienza della politica, alla dialettica dei poteri, alla dinamica delle élites.

Se non avessi paura di essere accusato di lesa maestà direi che Il Principe di Niccolò Machiavelli è nella sua essenza un’opera fantasy. Non ci sono draghi e elfi, Firenze non ha una dimensione nordica, ma ci sono regni da conquistare e buoni consigli per chi s’ingaglioffa nella guerra del potere. Nel Trono di Spade l’irreale ha il sapore della leggenda, definisce alcuni conflitti, i draghi aumentano la personalità di chi li cavalca, ma restano ai confini delle scelte umane.

Martin ci porta in questa terra dove la fragilità dell’uomo è ogni giorno più evidente. L’inverno sta arrivando e porta paure e soprese, evoca antiche storie e cambia gli scenari. E’ con questo mutamento che i protagonisti-narratori devono fare i conti. Ognuno di loro punta a sopravvivere e per quanti sforzi faccia non riesce a liberarsi dalla competizione per il potere. Questa guerra di troni non risparmia nessuno, né i principi che puntano alla conquista dei Palazzi né i miseri travolti dagli egoismi e dalle ambizioni dei potenti.

L’unica forza che si può opporre al gioco del potere è un’utopia anarchica e individuale, ma per quanto uno corra lontano il gioco ti insegue. O si vince o si perde. La realtà del fantasy è questa ed è terribilmente umana. Chi ha davvero la forza per rinunciare, come il Frodo di Tolkien, alla seduzione dell’anello? Anche lui, in fondo, per sconfiggere il male, ha perso la sua terra di mezzo.

da “Il Cartografo“, il blog di Vittorio Macioce su www.ilgiornale.it

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