Obama schiera i Predator

By Redazione

dicembre 31, 2011 Esteri

Più che disimpegno Obama ritiene di aver intensificato l’impegno degli Stati Uniti contro il terrorismo internazionale. Posizione che pare avere del paradossale, ma che in realtà rappresenta effettivamente la visione del numero uno della Casa Bianca che a dispetto del ritiro totale delle truppe dall’Iraq ed il progressivo disimpegno dall’Afghanistan(il ritiro totale del contingente è previsto per il 2014) ha sottolineato come la propria amministrazione abbia in realtà avviato una nuova forma di contrasto ad al-Qaeda rappresentata da un maggior ricorso ai sempre più famosi droni.

L’amministrazione Obama pare infatti voler puntare forte sugli aerei senza pilota come dimostra il vertiginoso aumento del numero di droni che compongono la flotta USA. Oggi, infatti, l’esercito americano ha a propria disposizione 775 droni impegnati in Asia ed Africa ed il numero pare destinato ad aumentare ulteriormente nei prossimi mesi. Ma oltre ai mezzi gli USA hanno creato una vera e propria rete di basi che permette ai piccoli velivoli “pilot-free” di raggiungere ogni angolo del globo. Alle tre basi militari specializzate situate su suolo americano (nella sede della CIA a Langley, in quella del Pentagono a Fort Bragg e nel quartier generale dell’Air Force nel sudovest del paese) vanno infatti aggiunte almeno altre 6 basi in territorio straniero. Nello specifico tali basi si troverebbero in Turchia, Afghanistan, Pakistan, Etiopia, Gibuti e Seychelles ed i droni, siano essi Predator o Reaper, sorvolerebbero costantemente numerosi paesi quali Yemen, Libia, Iraq e Iran (come dimostrerebbe la recente perdita di un apparecchio “catturato” dal regime degli ayatollah).

La nuova strategia di contrasto al terrorismo internazionale, fortemente voluta dalla CIA e dal Pentagono, pare dunque essere stata pienamente fatta propria dall’amministrazione Obama che in essa vede una valida alternativa al dispiego di uomini sui campi di battaglia. Una strategia che per il momento suscita molte meno polemiche rispetto alle operazioni di guerra tradizionali e che, a detta degli esperti, starebbe raggiungendo anche risultati migliori. Va ricordato che i droni venivano utilizzati dagli USA anche sotto la precedente amministrazione (guidata da George W. Bush) ma i numeri parlano chiaro: fino al 2009 (anno in cui Obama è entrato alla Casa Bianca) nel solo Pakistan erano stati attuate 44 operazioni con droni che hanno causato la morte di 400 terroristi; da allora il numero di operazioni di questo genere sono state 240 ed il numero di vittime è quadruplicato.

Operazioni mirate che hanno permesso, tra gli altri, di portare all’eliminazione di personaggi di spicco della rete del terrore ordita da Osama bin-Laden. L’esempio più lampante è rappresentato da Anwar al-Awlaki, numero uno dell’organizzazione nello Yemen non ché possibile successore dello sceicco del terrore, eliminato lo scorso 30 settembre proprio ricorrendo ai Predator in un’operazione supervisionata dalla CIA.

I vantaggi di questa nuova strategia appaiono evidenti. Da un lato gli USA non si vedono costretti a mettere a repentaglio la vita dei propri piloti e dall’altro la grande precisione di queste macchine da guerra apparentemente perfette permette i colpire con precisione gli obbiettivi identificati. Ma c’è da giurarci che nei prossimi mesi anche questa nuova forma di guerra al terrorismo subirà l’offensiva dei pacifisti senza se e senza ma. Dopotutto l’errore è sempre dietro l’angolo e i droni, per quanto perfetti nell’esecuzione, sono pur sempre pilotati (seppur a distanza) da esseri umani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *