Bocconi a Frau Merkel

By Redazione

dicembre 30, 2011 politica

Un’Italia prona e asservita al volere di Berlino. E’ questo il quadro che ha dipinto ieri il Wall Street Journal in un lungo e articolato servizio sui retroscena della caduta di Berlusconi. Retroscena fatti di telefonate d’intesa tra il cancelliere tedesco Angela Merkel e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con le esplicite richieste della prima di dare una spallata allo scomodo premier italiano per salvare le sorti pericolanti dell’eurozona, e le promesse del secondo di fare il possibile. Era l’ottobre del 2011, due anni dopo lo scoppio della crisi greca che aveva contagiato poco alla volta tutto il Vecchio Continente. A stretto giro il Quirinale ha seccamente smentito l’intera ricostruzione della vicenda. Ma questo non è bastato a sgonfiare il caso WSJ.

Il servizio, che ha sfiorato l’incidente diplomatico tra Italia e Germania, porta la firma del corrispondente berlinese Marcus Walker, del collega a Bruxelles Charles Forelle, e della giornalista WSJ a Roma Stacy Meichtry. A detta degli stessi autori, si basa «su interviste realizzate con più di due dozzine di responsabili politici, tra cui molti “attori protagonisti”, così come sull’esame di documenti chiave». Documenti e affermazioni che offrono ora una lettura inquietante delle affermazioni del premier Mario Monti nel suo discorso di fine anno: “A volte credo di essere stato nominato per dare risposte all’opinione pubblica tedesca, perché in Germania sono considerato il più tedesco degli economisti italiani”.

Le ricostruzioni del blasonato quotidiano statunitense sembrano infatti la trama di una spy story. Persino l’incipit strizza l’occhio al romanzo: “In una fredda sera d’ottobre, dalla sua austera cancelleria, Angela Merkel fece una telefonata confidenziale a Roma con l’obiettivo di salvare l’Euro”. Obiettivo della chiamata serotina di Frau Merkel: “esortare gentilmente l’Italia a cambiare il proprio primo ministro qualora Berlusconi non fosse riuscito nel compito di cambiare il paese”.

“La sua impazienza – prosegue il WSJ nella sua ricostruzione dei fatti – mostra fino a che punto le disgrazie italiane ostacolassero il piano europeo di lotta alla crisi”. L’articolo dichiara senza mezzi termini che la pressione tedesca fu determinante nel rovesciare il italiano, senza tuttavia ottenere gli obiettivi di salvataggio europei: “Mentre la pressione tedesca ha contribuito a far salire un governo nuovo e riformista in Italia, oggi l’Europa sta ancora combattendo per salvare l’euro”.

Il servizio risale poi alle fasi del braccio di ferro tra Europa e Italia per convincere il Governo nazionale a mettere in moto le riforme necessarie a rilanciare il paese rassicurando i mercati, compresa la famosa lettera di impegni di Berlusconi. Ma per il cancelliere tedesco, evidentemente, le promesse di un premier italiano reso traballante dal fuoco di fila delle inchieste giudiziarie e degli scandali sessuali non erano una garanzia sufficiente. Ed è per questo che, in quella fredda sera d’ottobre, Merkel sollevò la cornetta per chiamare il Presidente della Repubblica, “l’uomo con l’autorità necessaria a nominare un nuovo primo ministro se quello in carica avesse perso il supporto del parlamento”.

“La signora Merkel – riporta ancora il Wall Street Journal – disse all’ottantaseienne presidente che gli sforzi italiani per il taglio del deficit erano “apprezzabili”, ma che l’Europa avrebbe voluto vedere riforme più aggressive per rilanciare la crescita economica. E disse anche di essere preoccupata che Berlusconi non fosse all’altezza”. Per parte sua, “Napolitano disse che non era rassicurante il fatto che Berlusconi fosse appena sopravvissuto alla fiducia per appena un voto”. A questo punto Frau Merkel incalza e rilancia. “La Merkel ringraziò anticipatamente il Presidente per voler fare tutto ciò che era in suo potere per promuovere le riforme”. Compreso, ovviamente, dare la spallata finale ad un governo claudicante e molto malvisto negli ambienti berlinesi.

“Il Signor Napolitano – scrive Walker – recepì il messaggio. E nei giorni successivi iniziò tranquillamente a sondare gli umori dei partiti politici italiani per testare l’eventuale loro supporto ad un nuovo governo, nel caso in cui Berlusconi non avesse potuto soddisfare l’Europa e i mercati”. Il resto è cronaca.

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