La Siria che non c’è

By Redazione

dicembre 28, 2011 Esteri

“Al momento la situazione appare rassicurante”. Con queste parole il capo della delegazione della Lega Araba in Siria, il generale sudanese Mustafa Dabi, giudica la situazione nel paese mediorientale a pochi giorni dall’avvio della missione di monitoraggio fortemente voluta dall’organizzazione dei paesi arabi. Il generale Dabi, raggiunto al telefono dai giornalisti della Reuters, ha manifestato la propria soddisfazione per quanto osservato nel corso della visita della delegazione nella città di Homs, terza città più grande della Siria nonché epicentro delle proteste anti-Assad che proseguono da ormai oltre 9 mesi.

Pur ammettendo la necessità di una lunga indagine sugli avvenimenti, il generale sudanese ha sottolineato che nel corso della visita svoltasi martedì gli ispettori hanno constatato che “alcune zone della città appaiono in disordine, ma non sembra ci sia più nulla di cui preoccuparsi”. Dichiarazioni che contrastano con le notizie che sono giunte fino ad oggi dalla Siria e soprattutto dalla città di Homs dove, secondo gli attivisti, avrebbero perso la vita almeno un terzo delle 5.000 vittime della repressione del regime. Inoltre, proprio in concomitanza con la visita degli ispettori della Lega Araba, per le vie della città si sono assiepati numerosi manifestanti che hanno dato vita all’ennesima manifestazione anti-governativa che, a dispetto di quanto affermato da Dabi, sarebbe stata repressa ancora una volta nel sangue. Secondo il Syrian Observatory for Human Rights (gruppo con base nel Regno Unito ma con numerosi osservatori sul territorio) infatti, nella sola giornata di martedì mentre i delegati della Lega Araba visitavano Homs, almeno 6 persone sarebbero state uccise dalle forze di sicurezza (vittime a cui ne vanno aggiunte altre 43 che tra lunedì e martedì hanno perso la vita in altri centri urbani siriani).

Appare dunque evidente la discrepanza tra il giudizio (per quanto ancora parziale) degli ispettori della LA e quanto denunciato dalle organizzazioni per i diritti civili siriane. Una discrepanza che per molti versi non fa che avallare le preoccupazioni della vigilia ovvero che il regime di Assad stia sfruttando a proprio vantaggio l’iniziativa della Lega Araba. Inoltre il fatto che a capo della delegazione sia stato posto il sudanese Dabi lascia non poco perplessi gli attivisti in quanto secondo alcune indiscrezioni il generale dell’esercito che fa capo al regime di Bashir non sarebbe affatto estraneo ai tragici eventi che da tempo affliggono la regione occidentale del Sudan (il Darfur) elemento, questo, che spinge i siriani a temere che difficilmente il capo-delegazione della LA suggerirà rigidità nei confronti del regime di Damasco.

Se infatti le parole di Dabi non godono del supporto di testimonianze oculari, al contrario quanto condannato dalle organizzazioni per i diritti civili sono documentate da alcuni filmati amatoriali pubblicati su Youtube nei quali alcuni quartieri della città di Homs appaiono come vere e proprie zone di guerra con i carri armati dell’esercito che continuano ad occupare le strade (a dispetto di quanto dichiarato dagli osservatori della Lega Araba).

Il rischio concreto è dunque quello che la missione della Lega Araba non ottenga nessuno dei risultati sperati e che, anzi, contribuisca a permettere al regime di Assad di proseguire la propria carneficina. Pare infatti abbastanza evidente che il regime siriano abbia sotto controllo la delegazione della LA al punto da mostrargli solo quello che vuole nella speranza di poter allentare la pressione internazionale (a dire il vero mai sufficientemente forte). Preoccupazione confermata anche dalla responsabile per il Medio Oriente della Human Rights Watch Sarah Leah Whitson la quale ritiene che “la Siria sta dimostrando che non si fermerà davanti a nulla pur di condizionare a proprio favore il lavoro degli emissari della Lega Araba”. In buona sostanza, quella che sembrava essere un’opportunità per riportare la calma in Siria si sta rivelando un’occasione d’oro per Assad. Che, grazie all’apparente controllo che esercita sulla missione della LA, sta dando ossigeno al suo regime che fino a pochi giorni fa appariva spacciato.

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