John Henry “Woodflop”

By Redazione

dicembre 28, 2011 politica

Nell’indifferenza di quasi tutti i giornalisti italiani, il processo di primo grado che si sta svolgendo a Napoli contro il deputato del Pdl Alfonso Papa, imputato di corruzione, concussione e altri reati della galassia tangentopoliana, si sta sgonfiando come un materassino da mare di quelli che vengono venduti dagli ambulanti sulle spiagge.

“Il sole 24 ore” a pagina 16 ci informa infatti di un’udienza “Caporetto”, per la pubblica accusa, rappresentata in aula da John Henry Woodcock, che di questo tipo di epiloghi per le proprie inchieste se ne intende. In pratica sono state dichiarate inutilizzabili tutte le intercettazioni dirette o indirette sulle utenze telefoniche cellulari usate da Papa che pure erano state alla base della richiesta di arresto al Parlamento.

E dei tre mesi e 21 giorni che il parlamentare del Pdl si è fatto a Poggioreale. Woodcock ha perso per strada anche quasi tutti i testi della accusa, e gliene sono rimasti 15, tra cui l’imprenditore Alfonso Gallo, che poi è l’architrave di questo processo, ormai molto pericolante. Pare che in aula il presidente del tribunale abbia anche stigmatizzato la presenza congiunta dello stesso Woodcock e del suo collega Curcio, viste come potenzialmente intimidatorie per quei testi dell’accusa che sono anche imputati in altri processi istruiti dagli stessi magistrati. Insomma dopo avere patito una lunga carcerazione preventiva, che potrebbe persino risultare ingiusta, Papa sta ottenendo le proprie piccole rivincite davanti al forcaiolismo imperante nei media, nella politica e ovviamente in buona parte della magistratura.

Proprio martedì sera inoltre è stato il protagonista di una storica puntata della trasmissione “Radio carcere” condotta da Riccardo Arena su “Radio radicale” alle 21, con la presenza in studio di Marco Pannella. Papa ha anche intonato lo slogan “amnistia, amnistia” insieme a Pannella. Ieri in verità Battista sul “Corriere” gli rimproverava di avere avuto le manette facili quando era pm alla procura di Napoli. Battista però precisava di avere solo raccolto “voci”. Un cronista locale come Gigi de Simone sul “Mattino” di Napoli, lo scorso 10 luglio, “accusava”  Papa esattamente per la circostanza opposta: essere stato un garantista a oltranza. Aggiungendo poi, evidentemente compiaciuto per l’arresto, “e adesso si capisce il perché”.

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