Climategate: il ritorno

By Redazione

dicembre 28, 2011 Esteri

Pubblichiamo oggi la prima parte (su quattro) della traduzione, a cura di Irene Selbmann, dell’inchiesta sul “Climategate 2” scritta da Steven F. Hayward per il Weekly Standard. La versione originale dell’articolo è stata pubblicata lo scorso 12 dicembre sul settimanale statunitense.

Lo sanno tutti, il sequel di blockbuster non è quasi mai bello come l’originale. Le eccezioni, come Il Padrino: Parte II o L’Impero Colpisce Ancora, hanno avuto successo perché hanno creato un background per la storia, dando ulteriore spessore ai personaggi originali. Con l’improvvisa pubblicazione di altre 5.000 email dalla Climate Research Unit dell’Università dell’East Anglia – da dove partì nel 2009 ‘Climate I’ – ci si è subito chiesti se questa non fosse una di quelle rare eccezioni oppureLa Rivincita dei Nerds II.

Prima che chiunque potesse passare in rassegna questo vasto archivio, gli attivisti erano già pronti con la loro analisi critica: niente di notevole. Fuori contesto! Senza aver letto tutto! “E’ una cosa inutile, una perdita di tempo”, disse il ricercatore climatico Joel Smith aPolitico. Dall’altra parte, Anthony Watts, proprietario di WattsUpWithThat.com, meraviglioso sito web patria degli scettici, se ne uscì con una memorabile frase da locandina. In omaggio al famoso episodio di Seinfeld, Watts scrisse: “Sono vere! E sono spettacolari!” Ci vorranno mesi per un’analisi completa di questa enorme mole di dati, che potrebbe volerci un libro intero per commentarla. Ma anche solo leggendo qualche decina delle email, sembra chiaro che verrà resa giustizia a Watts e ad altri storici critici del complotto climatico.

Climategate I, la pubblicazione di qualche migliaio di email e documenti dal CRU nel novembre 2009, rivelò che il fatto che i maggiori scienziati esperti di clima fossero tutti d’accordo era solo una facciata per l’opinione pubblica. La scienza del cambiamento climatico non era ‘definita’. Non c’era consenso riguardo l’estensione e la causa del riscaldamento globale. Nelle loro email private, gli scienziati esprimevano seri dubbi e disaccordo su alcune questioni centrali. In particolare, gli scambi di email dimostravano che erano tutt’altro che concordi su un concetto chiave del discorso sul riscaldamento globale, il famoso grafico passato alla storia come Hockey Stick, che riteneva di poter dimostrare che gli ultimi 30 anni erano stati i più caldi dell’ultimo millennio e che fece semplicemente scomparire il ‘periodo caldo medievale’, un fenomeno particolarmente problematico per le campagne sul clima. (Vedi anche il mio “Scientists Behaving Badly”, su The Weekyl Standard del 14 dicembre 2009.) Gli scienziati più stimati in questo campo espressero notevoli dubbi  incertezze sul grafico Hockey Stick e su diverse altre posizioni riguardo al riscaldamento globale che ci vengono proposte come verità assolute sulle quali tutti gli scienziati sono d’accordo. (In molte delle nuove email questo viene detto ancora più chiaramente.) A questo proposito, le email del 2009 dimostrarono che le certezze sul cambiamento climatico erano ampiamente sovrastimate.

L’atteggiamento del CRU verso i dissidenti, gli scettici e i giornalisti scientifici che non aderivano esattamente alla linea del partito è ancora più agghiacciante del fatto che vi fosse un effettivo disaccordo. L’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) impediva la pubblicazione di articoli dissidenti, le richieste di dati venivano rifiutate e le richieste secondo il Freedom of Information Act erano osteggiate. I panel scientifici nazionali erano lasciati da parte e dissidenti eccellenti come John Christy, premiato dalla NASA, venivano tollerati come “esempi di scettici”. La cerchia del CRU era molto risentita della presenza di quella manciata di scettici che insistevano sulla necessità di riconsiderare alcuni punti, il che rivela una comunità scientifica permalosa e insicura riguardo alla sua missione – segno di qualcosa che non va. Anche se non ci fosse alcuna equivoca pistola fumante o frode o misfatto, lo sguardo nel profondo della comunità scientifica esperta di clima fu devastante. Come scrissi al tempo (“In Denial”, 15 marzo 2010), il Climategate fu per la discussione sul cambiamento climatico quello che i Pentagon Papers furono per la guerra in Vietnam 40 anni fa: ha decisamente cambiato le carte in tavola.

La nuova infornata di email, più di 5.300 in tutto (paragonate alle circa 1000 del 2009), contiene nuovi motivi di imbarazzo e enormi bandiere rosse per lo stesso adorabile gruppetto di scienziati. C’è lo stesso cast, iniziando dal Padrino del CRU, Phil ‘nascondi la crisi’ Jones, e con Michael ‘hockey stick’ Mann, di nuovo nel ruolo di Fredo della scienza del clima, che continua a fare lo spaccone nonostante le malefatte e i dubbi di molti suoi pari. Al di là dell’elemento squisitamente umano, i nuovi dati offrono ampia conferma della politicizzazione della scienza del clima e del crescente cameratismo che metterà in crisi anche i convinti sostenitori del catastrofico cambiamento climatico.

In effetti, le email dimostrano l’esistenza di qualche innocente sprazzo di preoccupazione all’interno del CRU. Peter Thorne del NOAA (National Oceanographic and Atmospheric Administration), che ha ottenuto il dottorato il scienze del clima alla East Anglia nel 2001, scrisse a Phil Jones in un messaggio del 2005: “Penso anche che qualcuno stia manipolando la scienza per dare una spinta politica, il che a lungo termine non sarà un bene per nessuno di noi”. Un richiamo al ‘contesto’, che gli attivisti dicono sia cruciale per capire per quale motivo estratti come questo siano irrilevanti, ma che invece fa esattamente l’opposto, puntando il dito verso quei problemi che gli attivisti hanno causato a loro stessi a causa del loro tribalismo.

[traduzione a cura di Irene Selbmann]

(1/ Continua)

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