Cameron con (bella) vista

By Redazione

dicembre 28, 2011 Esteri

Mentre i governi europei a vario titolo si leccano le ferite e guardano dritto negli occhi una crisi di consensi senza pari, David Cameron raccoglie i frutti di quel suo elegante ma deciso “no, grazie” al piano di armonizzazione finanziaria proposto dal duo Merkel-Sarkozy. Secondo l’ultimo sondaggio ICM/Guardian (coppia tutt’altro che favorevole all’inquilino di Downing Street) il tasso di approvazione netta di Cameron sarebbe un sorprendente +5.  

Risultato frutto del 48% di inglesi che apprezzano l’operato del Primo Ministro e del 43% che, invece, bocciano il bilancio di questo anno e mezzo di governo. Avere circa la metà dei consensi in un sistema politico che vede le forze governare con minoranze strutturali (Tony Blair vinse le sue ultime elezioni con il 35% dei voti e Margaret Thatcher conquisto Downing Street con poco più del 43%) è già un dato di cui andare abbondantemente fieri.

Niente, però, è in grado di far ridere Atene come le lacrime di Sparta. I possibili sfidanti di Cameron se la passano tutti malissimo: Miliband ha un tasso di approvazione netto di  -17% mentre il vice primo ministro Nick Clegg fa addirittura peggio e sprofonda a -19%. Limita i danni il solo George Osborne (-2%), a conferma di un “mood” ormai evidente: la rinnovata verve decisionista dei Conservatori è particolarmente apprezzata oltremanica.

Per il 55% degli intervistati, infatti, Cameron ha “il coraggio di dire quello ciò che è giusto prima ancora di ciò che è popolare” e per il 50% si sta comportando bene nella gestione della crisi. Rimane il punto debole di un certo “fighettismo”: gli anni di Eton sono difficili da cancellare e, così, soltanto il 34% degli inglesi pensa che il Primo Ministro sia in grado di comprendere i problemi della gente comune.

Per i principali commentatori britannici è evidente “l’effetto-veto”. L’intransigenza di Cameron davanti ai diktat franco-tedeschi ha migliorato sia l’appeal elettorale dei Tories (tornati di nuovo in testa, anche se con margini molto ridotti)  che le performances del loro leader. Cameron oggi viaggia abbondantemente sopra il valore del partito di provenienza e rappresenta per la prima volta un valore aggiunto rispetto alla tradizionale base di voto conservatrice.

Come ogni rosa che si rispetti, anche questa rinnovata popolarità del buon David, porta con sé qualche spina. La strana coalizione alla guida della Gran Bretagna ha scontato un’iniziale sovraesposizione della componente liberal-democratica che con un risultato elettorale tutto sommato modesto è riuscita a garantirsi, per la prima volta nella storia, un ruolo determinante nel governo del paese. Con l’acuirsi della crisi finanziaria e una nuova centralità dei temi europei, il boccino è tornato in mano al ticket Cameron-Osborne. I due, molto amici anche lontani da palazzo, hanno monopolizzato attenzioni e agenda di governo, marginalizzando Nick Clegg a tal punto da far pensare ad uno strappo imminente.

Oggi, con il leader liberaldemocratico in disgrazia e un partito pronto a sfiduciarlo, Cameron corre un rischio altissimo: essersi conquistato la fiducia degli inglesi mettendo, però, a repentaglio la governabilità dell’alleanza. Se la situazione precipitasse domani mattina i conservatori sarebbero esattamente a metà del guado.  In netta risalita rispetto a qualche mese fa ma ancora troppo deboli per pensare ad una campagna elettorale.

 

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