Urban Christmas

By Redazione

dicembre 24, 2011 Cultura

Un Natale diverso, lontano dalle bancarelle, dai babbi natale appesi alle finestre, dai presepi e dai dolci tradizionali. Un pomeriggio viaggiando per suggestivi spazi urbani, tra squarci di luce e deserti metropolitani, per un’esperienza straniante che renda ancora più suggestivo tornare ad immergersi nelle vie illuminate della città.

Fate un salto in Via Portuense, e date un’occhiata alla personale di Andrea Tonellotto. Avete tempo fino al 5 gennaio 2012. Intitolata “Nobody. Is there anybody out there” , la mostra di uno dei fotografi più affermati in Italia è organizzata dalla free press The Trip, per festeggiare il suo ultimo numero del 2011.

Si trova negli spazi di Label 201, una galleria che si occupa di arte, fotografia, architettura e design, che fu una vecchia stalla dei primi del 900, sopravvissuta ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, e che oggi ospita eventi come the trip@Label201. Una piccola parte di Roma, un edificio e un cortile tra la Portuense, Piazzale della Radio e la Stazione Trastevere, quella Roma che prima era campagna e industria e che oggi è inserita in un grandioso progetto di recupero urbano. Un angolo visitabile durante le vacanze di Natale tutti i giorni dalle 17 alle 20, anche grazie alla mostra fotografica di Tonellotto.

Il fotografo riprende il concept del suo ultimo reportage per la rivista The trip, il colore, sostituisce grandi foto alle polaroid che troviamo nel mensile e ci propone una realtà in modelli geometrici, scomposta in linee e forme che si contrappongono al verde e alle pianure. Padovano degli anni settanta, la sua arma vincente è stata la Leica ma ha approfondito la sua ricerca con Hasselblad, Rolleiflex e Polaroid . Si ispira a Luigi Ghirri e Gabriele Basilico tra i fotografi, a De Chirico e Hopper tra i pittori.

Ed effettivamente alcune delle sue foto sembrano quadri. Difficile credere che si tratti del riflesso rovesciato di una realtà, per quanto sono ben costruite. Restituiscono una staticità e una perfezione che sfuggono all’occhio nudo. L’assenza di soggetti umani e la definizione degli spazi sembrano ricondurre a scenari periferici e suburbani, a una solitudine popolata di silenzio. Sembra non esserci proprio nessuno là fuori, per dirla, anche noi, coi Pink Floyd.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *