Natale a casa Guareschi

By Redazione

dicembre 24, 2011 Cultura

Ci vuole dello spudorato coraggio a cominciare una favola con «C’era una volta un prigioniero… No: c’era una volta un bambino… Meglio ancora: c’era una volta una Poesia… Anzi, facciamo così: c’era una volta un bambino che aveva il papà prigioniero». Giovannino Guareschi ne aveva, tanto da convincersi che «non muoio nemmeno se mi ammazzano» mentre trascorreva lunghi anni dietro il filo spinato dei campi di prigionia nazisti: ci finì dopo l’8 settembre 1943, come Internato militare italiano, tra Germania e Polonia.

Un’esperienza raccontata nel “Diario clandestino”, dove l’autore parmense insegna a rimanere umani nel bel mezzo di una tragedia dalla quale in molti non fecero ritorno. «Non abbiamo vissuto come i bruti – scrive GG -. Non ci siamo richiusi nel nostro egoismo. La fame, la sporcizia, il freddo, le malattie, la disperata nostalgia delle nostre mamme e dei nostri figli, il cupo dolore per l’infelicità della nostra terra non ci hanno sconfitti. Non abbiamo dimenticato mai di essere uomini civili, con un passato e un avvenire».

E nel dicembre del 1944 la sua mente ha elaborato “La favola di Natale”. È notte buia, il mondo è pieno di gentaglia, le città fanno i conti con le bombe, ma il piccolo Albertino affronta il pericolo e va a fare visita al padre lontano, prigioniero chissà dove perché c’è una poesia di Natale da recitare. È accompagnato dal cane Flik e della nonna che ha avuto la stessa idea. In mezzo ad un bosco inondato dalla magia, incontra il babbo, riuscito a scappare con un sogno dalle sentinelle di guardia. La favola diventerà un libro l’anno successivo.

Albertino è cresciuto e con lui anche Carlotta, la Pasionaria protagonista assieme al fratello e a Giovannino e alla mamma Margherita di tante vicende casalinghe, trasformate in racconti dallo scrittore, giornalista, umorista. Custodiscono la memoria del babbo – babbo, sia chiaro, così lo chiamano – là dove prima c’era il ristorante che Guareschi aveva aperto nell’aprile del ’64, ora punto di ritrovo per gli affezionati lettori e sede del centro studi.

«Per lui, come per tutti noi della Bassa, il giorno più importante era la Vigilia», svelano. «Per tradizione, quel giorno ci portava a Parma per il giro di auguri agli amici e per gli ultimissimi acquisti. E la visita più importante era quella nel cimitero di Marore alla signora Maestra (la mamma) e a suo padre per deporre ai piedi della statua di Gramigna (alunna della signora Lina) un mazzo di violette di Parma. Poi c’era la visita agli amici Rastelli che tanto ci avevano aiutato quando eravamo sfollati a Marore, una visita agli amici di Parma. Per ultimo l’acquisto del pungitopo. Per noi ragazzi era un pomeriggio magico perché nostro padre era solo nostro, era sereno e ogni tanto ci “sganciava” qualche suo ricordo della giovinezza a Parma».

Non manca il retroscena, tipo le sfuriate che facevano volare bicchieri e ribaltare il tavolo già pronto per il cenone perché mancava qualcosa, magari il piatto tanto desiderato da gustare con soddisfazione: «Tutti gli anni, poveretto, proprio sotto Natale gli capitava tra capo e collo qualche guaio e ogni pretesto era valido per potersi sfogare magari esplodendo come faceva lui. Normalmente il guaio era di origine fiscale in quanto tutti gli accertamenti, che poi erano fasulli perché induttivi e si sgonfiavano, gli venivano inviati dall’Ufficio delle imposte sempre sotto Natale, quasi con il gusto sadico di rovinargli la festa…». Anche la saga di “Don Camillo e Peppone” ha le sue pagine dedicate al Natale e diversamente non poteva essere. È un giorno speciale dove i vivi e i morti si incrociano, tenendo fede alla credenza popolare che nella notte tra il 24 e il 25 i fantasmi facciano silenziosamente visita nelle case dei cari  per toccare il pane lasciato sul tavolo, quel pane che una volta veniva conservato per il resto dell’anno. Le usanze saranno cambiate, ma un genio capace di portare una poesia di Natale tra i campi di prigionia saprebbe inventarsi un’altra favola comunque commovente per augurarci buone feste. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *