Tremonti si sposta, i voti no

By Redazione

dicembre 23, 2011 politica

Tremonti entrerà nella Lega. Parola di Umberto Bossi. Che, per il momento, non trova conferme né smentita. Certo, sempre che non si voglia considerare come una mezza confessione il pellegrinaggio del Divo Giulio, ieri a via Bellerio per portare al Senatùr un cadeau natalizio. Un antico libro pregiato, oggetto nelle corde di un politico che ha abituato negli anni a latinismi e citazioni di venerandi filosofi. Chissà se accompagnato dalla sottoscrizione della quota associativa del Carroccio. Magari, per non pagare l’intero 2011 agli sgoccioli dell’anno, Tremonti aspetterà gennaio per dare il lieto annuncio. Si sa, in tempo di crisi anche qualche decina di euro può fare la differenza.

La stessa cosa forse non si può dire per il peso elettorale dell’ex ministro dell’Economia. Il cui peso, in termini di potere, non può di certo essere valutato sommando le schede che riuscirebbe a spostare da un simbolo all’altro. Quando il sodalizio con il Cavaliere era più che robusto, Tremonti era il coniglio da tirare fuori dal cilindro dopo la bagarre elettorale. Pochi i palchi, rarissimi i bagni di folla per un uomo insofferente alla gente, schivo, abituato a comunicare con battute da dietro gli occhiali e documenti inemendabili. Savoir-faire buono per liquidare avversari e critici nei corridoi di palazzo, non certo per attirarsi il consenso delle masse.

Forse per questo Berlusconi potrebbe fare spallucce qualora Giulio decidesse di piantarlo in asso. Utilissimo nel tirare, anche bruscamente, le fila di un governo spesso ondivago, molto meno allorché occorre andare di porta in porta a racimolare consensi. L’ex premier vede lontana la prospettiva di tornare al governo e sa che probabilmente non sarà lui, nel caso, a dover mediare tra ministri litigiosi. Per di più, se può permettersi per il momento di trascurare il suo (ex?) uomo forte, il serbatoio dei voti dell’Udc potrebbe al contrario rivelarsi indispensabile per la prossima vittoria elettorale.

Tra gli uomini forti del Pdl, l’unico a spingere in direzione del Carroccio è Roberto Formigoni. Più per logorare la leadership di Alfano in vista della candidatura a Palazzo Chigi, che non per simpatie nei confronti delle giacche verdi. “Il segretario non coincida con il candidato premier”, ha infatti sentenziato in uno dei suoi bizzarri video su youtube, mentre è impegnato a preparare un caffè. Ma gli uomini vicini al segretario remano in direzione ostinatamente contraria: “Dobbiamo prendere le distanze dalla Lega finché non chiarisce i suoi equivoci”, ha chiosato ieri Alemanno, mentre lo stesso Cicchitto liquidava la questione-Tremonti con un “Chiedete a Bossi”.

Eppure un eventuale asse tra l’ex ministro e Maroni potrebbe ricucire addosso ai bellicosi lumbard abiti più di governo che di lotta. Rimescolando ancora una volta le carte in tavola.

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