L’opera prima del ministro

By Redazione

dicembre 23, 2011 politica

Giorgia Meloni sta girando l’Italia per presentare la sua prima fatica letteraria, “Noi crediamo”. L’ultima prima di Natale è stata a Catania. In sala circa 600 persone accorse anche da altre province. Al tavolo dei relatori Carlo Lo Re giornalista del Sole 24 Ore, il deputato del Pdl Basilio Catanoso, il consigliere regionale Salvo Pogliese ed il Presidente della provincia di Catania Giuseppe Castiglione.

Ad aprire i lavori Basilio Catanoso, presidente dell’associazione Meridiana, organizzatore dell’evento. “Siamo lieti di avere con noi Giorgia Meloni che ci racconta la storia di un percorso fatto dai giovani della destra italiana”. Il presidente della provincia Giuseppe Castiglione interviene confessando che “Quando venne affidato alla Meloni il ministero della Gioventù si temeva fosse un contenitore vuoto. Ma Giorgia è stata capace di riempirlo di contenuti, con iniziative capaci di riavvicinare anche i ragazzi alla politica. Il Pdl è vivo, lo dicono i numeri, lo dicono i tanti presenti oggi in questa sala”.

Salvo Pogliese parla del libro “Noi crediamo “Un libro che ho letto in poche ore, perché trascinato dai racconti straordinari di cui è pieno. Giorgia Meloni ha parlato di tante storie, conosciute e scoperte nel corso di una strada ricca di successi a partire da quel giorno a Viterbo nel 2004, quando sconfiggendo il proprio avversario prese in mano le redini del nostro mondo giovanile”.

A chiudere il giro l’intervento Giorgia Meloni: “Ho iniziato a fare politica quando morì il giudice Borsellino. Allora compresi che era arrivato il momento di dire basta, di iniziare a fare qualcosa. Quella è la parte più pulita di me, quella che non poteva sbagliare perché decisa a non scendere  a compromessi. Il mio percorso mi ha portato ad essere eletta vice presidente della Camera e poi ministro. In questa ultima fase della mia vita ho deciso di scrivere il mio libro, per parlare delle storie positive dei ragazzi italiani, quelle che nessuno racconta. I giovani chiedono merito, chiedono di essere giudicati e raccontati per quello che valgono. Noi abbiamo il compito di dare una speranza ad una generazione a cui di speranza ne è stata data pochissima. Il compito della politica è quello di fare emergere il talento di questi ragazzi”.

“L’ho scritto perché volevo un libro che parlasse di politica in una fase in cui comanda l’antipolitica – ha continuato Meloni –  Si deve avere la capacità di distinguere fra chi fa politica perchè ci crede e quelli che lo fanno per interesse.Sono molto preoccupata dalla presenza di un governo tecnico. Io continuo a preferire la scelta degli italiani di decidere da chi farsi rappresentare perché un governo eletto deve rispondere al popolo, i governi non eletti non si sa bene a chi rispondono”.

L’ex ministro è poi entrata nel merito del proprio volume: “Una delle storie che racconto nel mio libro è quella di Goffredo Mameli, cantiamo il suo inno ma non sappiamo chi sia. Non sappiamo che morì a 22 anni per coltivare il sogno dell’Italia unita. Adesso che si festeggia l’anniversario della nascita della nostra nazione i nostri ragazzi non conoscono questi eroi, questo è sbagliato. Racconto anche storie di tanti militari italiani morti in guerra o nelle missioni militari, racconto la storia di Fabrizio Quattrocchi. Un ragazzo che non era un militare, che non doveva nulla all’Italia da cui era andato via perchè non trovava lavoro. Ebbene prima di morire Quattrocchi invece di piangere o salutare o fare altro disse Vi faccio vedere come muore un italiano. Un gesto fantastico, che ci ha riavvicinato al concetto di Italia che vorremmo. Trovo vergognoso che la politica non sappia evitare di fare polemica sul rientro delle truppe almeno nel giorno in cui torna una salma di un nostro ragazzo ucciso al fronte. Ho voluto raccontare queste storie di coraggio, di patrioti, di coraggiosi”.

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