Israele: missione Africa

By Redazione

dicembre 23, 2011 Esteri

Nonostante gli oltre 3000 chilometri che separano le rispettive capitali e l’assenza di confini comuni e di legami di tipo culturale, religioso ed etnico, il neo-nato Sudan del Sud ed Israele sembrano aver instaurato un ottimo rapporto. E’ quanto si evince dalla storica visita svoltasi in settimana del presidente sud-sudanese Salva Kiir a Gerusalemme, dove ha incontrato il primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu per consolidare quelli che il presidente del neo-costituito paese africano ha definito “storici rapporti di amicizia”.

Israele è stato uno dei primi paesi a riconoscere l’indipendenza della regione meridionale del Sudan da Khartoum, in seguito all’ufficializzazione del risultato del referendum che nel luglio scorso ha dato il via libera alla secessione. E’ forse proprio in segno di riconoscenza per il tempestivo riconoscimento, che il Presidente Kiir ha dedicato ad Israele la prima visita ufficiale da quando è in carica, sottolineando in questo modo la profondità delle relazioni tra Gerusalemme e Giuba.

Nel corso del meeting le parti hanno chiarito di voler rafforzare la cooperazione in numerosi campi, tra cui la lotta al terrorismo islamico, ed hanno discusso degli 8000 immigrati che negli ultimi anni dal Sudan del Sud sono entrati illegalmente in Israele.

Ma qual è il motivo di questo forte legame? I maligni suggeriscono che l’Africa orientale, a causa della sua continua conflittualità, sia considerata da Gerusalemme una regione di estrema importanza per il commercio delle proprie armi. Ma in realtà la visione di Israele va ben al di là dei soli aspetti economico-commerciali. Netanyahu ha infatti identificato in alcuni paesi della regione dei possibili alleati per contenere l’espansionismo arabo-islamico in Africa. In particolare il Sudan del Sud, insieme a Kenya ed Uganda, è stato riconosciuto come paese strategico, del quale condividere il controllo con gli altri stati occidentali. Non a caso la visita di Kiir, ex capo del Movimento armato per la liberazione del popolo sudanese (Splam) sostenuto sin dai primi anni ’60 proprio da Israele, è stata preceduta (circa un mese fa) da quella del Primo ministro keniano Raila Odinga, al quale Netanyahu avrebbe promesso un impegno militare maggiore nella lotta contro i ribelli islamisti somali.

Alleanze mirate al contenimento dell’islamismo radicale, dunque, quelle che Israele sta tessendo in Africa e che preoccupano non poco i leader dispotici che dell’Islam fanno la propria bandiera. Come il contestatissimo Presidente del Sudan Omar Bashir che ha manifestato tutto il proprio disappunto per la visita di Kiir in Israele. Secondo il regime di Khartoum, infatti, il consolidamento dell’alleanza tra Gerusalemme e Giuba sarebbe una minaccia per l’integrità del Sudan. È quanto si evince dalle dichiarazioni rilasciate dal portavoce del ministro degli Esteri sudanese al-Obeid Marawih al quotidiano Sudan Tribute, secondo cui l’incontro diplomatico tra Kiir e Netanyahu “si ripercuote sulla sicurezza nazionale del Sudan” in quanto “Israele e le sue lobby costituiscono una parte significante della campagna internazionale per fomentare il conflitto in Darfur” (la regione occidentale del paese sconvolta da una lunga guerra civile tutt’ora in corso).

Ma che l’obbiettivo israeliano sia in realtà quello di costruire una sorta di “muro di contenimento” contro l’espansione dell’integralismo islamico (e non di “fare guerra al Regime di Khartoum) sembra sempre più evidente. Il consolidamento delle relazioni tra Gerusalemme e Giuba, soprattutto all’indomani della perdita del fedele alleato Mubarak in Egitto, è considerato di vitale importanza da Israele per conservare la propria influenza in Africa orientale.

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