Tecnofarnesina

By Redazione

dicembre 22, 2011 politica

Strana aria alla Farnesina. I più rimpiangono i tempi in cui negli algidi corridoi del primo piano era la politica a gestire il quotidiano: i ruoli erano più chiari, le dinamiche di potere rotate su un patto, sostanzialmente di non aggressione e non invasione di campo, tra il ministro Franco Frattini e il segretario generale Gianpiero Massolo.

L’arrivo dell’esecutivo tecnico al Ministero degli Affari esteri per i funzionari ha portato un’ulteriore anomalia: un ministro-collega, che seppur conosce bene la macchina – anzi proprio per questa peculiarità – letteralmente la ingorga ogni momento con atteggiamenti da super direttore generale, senza pensare al fatto che, dopo quarant’anni di carriera, un funzionario si porta con sé amicizie ed antipatie, cordate amiche e nemici giurati, preconcetti d’ogni sorta. Di qui un clima da cavalleria rusticana tra camarille di antica data: Fulciani riemersi dai dimenticatoi della diplomazia (pare che lo stesso Fulci e Vattani dall’esterno e  riaffaciati dalla notte dei tempi, guidino le danze) giurano vendetta contro la nuova classe dirigente di nomina massoliana. E la scorsa settimana, a Roma alla conferenza degli ambasciatori,  se ne son viste delle belle!

Nel frattempo, mai una scelta squisitamente politica. E tanto imbarazzo. Come quando Terzi – per dirne una – ha chiesto ad alcuni colleghi basiti se fosse il caso di inviare un telegramma di condoglianze al governo Nord coreano per la morte del sanguinario dittatore Kim Jong!

La prima grande bagarre s’è scatenata (ed è ancora in atto, per gli esiti bisognerà attendere il decreto “milleproroghe”) sulla questione delle pensioni dei diplomatici. Giulio Terzi da ambasciatore (assieme al consigliere diplomatico del presidente Napolitano, Stefano Stefanini, ed altre feluche impolverate ma dal peso massimo) era stato uno dei primi firmatari di un documento che chiedeva a gran voce un provvedimento di governo affinché l’età pensionabile fosse procrastinata al sessantasettesimo anno di età. Sul fronte avverso Gianpiero Massolo che, dopo aver varato assieme al ministro Frattini una robusta riforma del ministero, ha sempre sostenuto che l’uscita dalla carriera dovesse avvenire al sessantacinquesimo anno.

Non è, come è evidente, una questione squisitamente anagrafica: c’è in gioco il controllo della rete delle più importanti ambasciate all’estero e i ruoli apicali dello stesso ministero. Fonti di Palazzo Chigi dicono che non saranno accettati provvedimenti che non abbiano assicurata la copertura economica (e questo dovrebbe costare qualche milione di euro), ma le stessi fonti rivelano che ad oggi è ancora in vita un provvedimento che allungherebbe l’età pensionabile ai soli ambasciatori che ricoprono sedi all’estero. Sono in ballo ambasciate prestigiose come Parigi, Pechino, Tokio, Madrid e ci sarebbe stata anche Washington se fosse stato ancora Terzi a dirigerla. Compromesso? Vedremo.

Nel frattempo il ministro Terzi, anzi il tecnico Terzi – dopo aver saturato di persone di sua fiducia la cosiddetta “diretta collaborazione” –  sta preparando la sua squadra di consiglieri, tra i quali spicca il parlamentare del Fli Alessandro Ruben al quale affiderà la delega alle questioni economiche. E per tali delicate faccende – Terzi l’ha compreso –  ci vuole la politica. Scommettiamo che questi “tecnici”, tempo qualche mese, ce li troviamo in qualche lista alle prossime elezioni?

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