Santoro orfano (del Cav)

By Redazione

dicembre 22, 2011 politica

Non trova pace. Scrive lettere al Fatto Quotidiano prendendosela con l’Auditel e denuncia perfino manomissioni ai ripetitori. Noi lo capiamo. E gli siamo vicini.

Non deve essere facile chiamarsi Michele Santoro in questo momento.

Il suo ultimo “Servizio pubblico” ha perso smalto. Se all’improvviso non fosse arrivata una schiera di autorevoli professori a salvare l’Italia dalle profonde vergogne e dal totale discredito in cui l’aveva fatta sprofondare Berlusconi, non ne staremmo parlando, ça va sans dire. E probabilmente Santoro avrebbe continuato a tenere incollati milioni di telespettatori agli schermi, facendo una feroce opposizione mediatica e veicolando il dissenso come solo lui è in grado di fare.

Ma Berlusconi, ancora lui, gli ha rotto le uova nel paniere. E dopo appena la prima puntata che registrò un risultato straordinario pur essendo stata trasmessa solo sul web e sulle tv locali private, la vita di “servizio pubblico” si è complicata.

La verità è che immaginare un Santoro senza il suo caimano è a dir poco impossibile, a tratti intollerabile. Se guardiamo gli ascolti ci rendiamo conto che “Servizio pubblico” ha perso quasi un milione di telespettatori nel giro delle prime tre puntate. E la ragione non è da ricercarsi in un improvviso scolorimento di Santoro che peraltro continua a essere un fuoriclasse del giornalismo sinistrorso. L’indubbia fortuna di Annozero era tutta nella protesta a cui Santoro dava voce, cavalcando un sentimento di indignazione che era diventato il dna di un paese dilaniato da un lato dalle follie leghiste e dall’altro dall’indecenza dell’uso privato di un potere pubblico.

Ma con la scomparsa del nemico numero uno, le regole del gioco sono cambiate. Sono ahimè gli ospiti e lo schema delle puntate a essere rimasti gli stessi. Nel giro di poco più di un mese, si sono avvicendati i vari Cofferati, Vendola, Di Pietro, Landini, e Tosi che a primo impatto potrebbe sembrare l’intruso della lista ma che invece negli ultimi tempi si è mostrato così tanto democratico da essersi guadagnato un posto in paradiso. Sembra che persista uno schema che non esiste più.

Allora “Servizio pubblico” ha più il sapore di una battaglia personale, giocata sul filo del possibile, sfidando un mostro inesistente e andando in onda a dispetto di chi non credeva fosse possibile senza una rete pubblica. Santoro corre su internet e viene trasmesso dalle tv locali private, entra dunque nelle case degli italiani non dalla porta principale ma dalla finestra.

Ma non riesce più a segnare goal. E questo perché il portiere se ne è semplicemente andato, lasciando la porta vuota. Il Berlusconi portato in processione dai monologhi di Travaglio, si è dimesso. Del perfido direttore generale che interveniva nell’anteprima di Annozero per minacciare Santoro qualora fosse andato in onda (attimi di grande giornalismo in salsa docu-fiction) non vi è più traccia se non in qualche museo delle cere oltreoceano. La Gelmini non è più ministro dell’istruzione e tutti i giovani studenti che prendevano la parola ad Annozero sono rimasti orfani anche della protesta. La scena in cui uno scatenato La russa insultava un ragazzo poco più che diciottenne dandogli del fifone e del vigliacco è soltanto un ricordo rintracciabile su Youtube.

Con l’uscita di scena di Berlusconi è finita un’epoca. Ne dovrà iniziare un’altra anche per l’informazione. Perché è così normale da sembrare banale: Peter Pan senza capitan Uncino non avrebbe mai fatto sognare migliaia di bambini. E’ come quando non c’è più il cattivo che si oppone all’eroe: la storia non esiste. Va semplicemente riscritta.

qdRmagazine.it

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