O con le riforme o con la Camusso

By Redazione

dicembre 22, 2011 politica

C’è qualcosa che non va nel dibattito sulla riforma del mercato del lavoro che si è ufficialmente aperto domenica scorsa sul Corriere della Seracon l’ottima intervista al ministro Elsa Fornero. Quello che non va non è tanto nel merito di chi oppone ai propositi riformisti del ministro le proprie legittime ricette conservatrici. Quanto nel tono di un’interlocuzione che, crescendo giorno dopo giorno in veemenza retorica, sfocia ormai in inquietante violenza verbale.

L’intervista che ieri al Corriereha rilasciato il segretario della Cgil Susanna Camusso stupisce proprio in tal senso. Il merito, si sa, è opinabile per definizione. Non è eclatante che alla Camusso appaiano come alternative strade che non portano da nessuna parte. La Camusso difende un sindacato la cui crisi di rappresentatività nel lavoro produttivo è cosa nota a tutti da anni. Ovvio così che si ostini a barcamenarsi nella comica riproposizione della lotta tra lavoratori e padroni, tra infermieri e banchieri. Ovvio che navighi i meno limpidi tra i canali dell’antipolitica, biasimando i privilegi della classe politica e obliando quelli, impensabili negli altri paesi, della casta sindacale. Ovvio che ammicchi a una politica di espropri proletari, sognando un’Italia in cui tutti sono più poveri, quindi più uguali. Ovvio che per superare l’apartheid tra tutelati e non tutelati indichi, come soluzione meschinamente irrealizzabile, l’estensione di tutte le tutele dei tutelati ai non tutelati. Ovvio. Tutto dannatamente ovvio.

Quello che è meno ovvio è il tono violento con cui le dannose proposte della Camusso vengono avanzate. Per la leader della Cgil, il ministro Fornero aggredisce con la sua azione di governo i lavoratori: «C’è un livello di aggressione nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici che, fatto da una donna, stupisce molto». Si noti quanto subdolo e facinoroso sia l’inciso “fatto da una donna”… Per la leader della Cgil, il ministro Fornero lavora per smantellare la previdenza pubblica e favorire il sistema delle assicurazioni private. Per la leader della Cgil il governo Monti presenta tratti di autoritarismo: «Trovo che cui sia un tratto autoritario nel voler dire che sarà il grande riformatore del Paese». Per la leader della Cgil, il governo Monti è supponente, brutale e darà luogo a un «dramma sociale» che renderà l’Italia un posto orribile dove vivere.

L’origine dell’estremismo verbale della Camusso è di certo figlio della consapevolezza di aver schierato il più glorioso sindacato italiano su una linea Maginot destinata, nel lungo periodo, ad essere sbaragliata. È, quindi, anche il frutto di un giochino di propaganda teso a rassicurare i propri iscritti. Eppure non è possibile spiegare e giustificare la violenza verbale che condisce il tutto. Una violenza che va sopita immediatamente. Per senso del decoro, rispetto della libera discussione e per scongiurare recrudescenze di altri tipi – meno verbali – di violenze. Noi di qdR crediamo che la Camusso sia tenuta imprescindibilmente a farlo; pensiamo che il segretario del Pd Bersani debba, dalla Camusso, pretenderlo; e ci consoliamo nel rileggere una splendida intervista di Luciano Lama aRepubblica di 34 anni fa:

«Anzitutto voglio fare una premessa: quando il sindacato mette al primo punto del suo programma la disoccupazione, vuol dire che si è reso conto che il problema di avere un milione e seicentomila disoccupati è ormai angoscioso, tragico, e che ad esse vanno sacrificati tutti gli altri obiettivi. Per esempio quello – peraltro pienamente legittimo per il movimento sindacale – di migliorare le condizioni degli operai occupati. Ebbene, se vogliamo esser coerenti con l’obiettivo di far diminuire la disoccupazione, è chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati deve passare in seconda linea».

qdRmagazine.it

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