Leggere Bersani tra le righe

By Redazione

dicembre 21, 2011 politica

Lo scontro tra sindacati e governo sul tema del mercato del lavoro sta concedendo tempo al Pd. Pierluigi Bersani si trova al cospetto di un bel grattacapo. Le esternazioni muscolari del responsabile economia del partito, Stefano Fassina, si proponevano, pochi giorni fa, di soffocare l’astro nascente di Pietro Ichino, che sull’idea della flexsecurity sta trovando più di una sponda nel governo. Non è un caso che il segretario del Pd abbia liquidato in un primo momento la polemica sull’articolo 18 rimandando la questione a dopo Natale. Non tutti i colonnelli di partito vedono di buon occhio le proposte del giuslavorista milanese. A cominciare proprio da una larga fetta della segreteria politica, che Bersani, ieri, ha dovuto accontentare con un “roba da matti”, riferito all’ipotesi di revisione dello Statuto dei lavoratori. Ma, nel sostenere allo stesso tempo, che “il problema è entrare nel mondo del lavoro, non uscirne”, aveva ben presente che è proprio sulle modalità di ingresso nel mercato lavorativo che fa leva la proposta della flexsecurity.

Facendo la tara a Repubblica, che nel taglio dato online alla notizia ha confermato di incamminarsi con decisione sulla strada del sindacato ( “Bersani avverte il governo: Da matti toccarlo”), è chiaro come il segretario abbia mandato un segnale a entrambe le anime del partito. La cui spaccatura era evidente proprio sui quotidiani di ieri, con Ichino e Sergio Chiamparino a sostenere la sacralità totemica dell’articolo 18 sulle colonne di Stampa e Riformista, e Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, a frenare sul connubio tra flessibilità e sicurezza sul Corriere: “Da noi è impossibile”.

Che il leader del Pd non sia un ichinista ortodosso non è un mistero. Già nel giugno di due anni fa faceva sapere che “non è che mi vada bene al cento per cento”. Salvo poi aggiungere che “la direzione è quella. Sono pronto alla battaglia con i sindacati”. Dopo due anni la linea è la stessa. È cambiata solo la posizione nei confronti dei sindacati. Perché Bersani è preoccupato che mettere la faccia sull’impopolarità delle misure promosse dal governo Monti logori irrimediabilmente le chances della sua corsa alla premiership. Dunque, se con una mano è pronto a spingere il proprio gruppo parlamentare a fare quadrato intorno al governo, dall’altra è costretto a non appiattirsi sulla linea Fornero. Senza, d’altra parte, poter sposare la barricadera posizione della Cgil. Che il “Roba da matti” facesse notizia era però inevitabile. A nemmeno 24 ore dall’invito del presidente Napolitano ad andarci piano con i toni.

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