Kim Jung-un e i dubbi di Pechino

By Redazione

dicembre 21, 2011 Esteri

La morte del dittatore nordcoreano Kim Jong-il sta suscitando non poche preoccupazioni a livello globale. Per quanto non si siano osservati movimenti inusuali da parte dell’esercito di Pyongyang, infatti, la Corea del Sud considera questa fase di transizione estremamente delicata come si evince dalla convocazione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale che Seul si è affrettata a convocare appena appresa la notizia del decesso del “Caro Leader”.

La tensione tra i due paesi della penisola coreana, che non hanno mai siglato un trattato di pace dopo la guerra del 1950-53, è sempre rimasta estremamente alta, aggravandosi negli ultimi anni.

A preoccupare ulteriormente è il fatto che si sappia poco o niente (ci son addirittura dubbi sulla sua età) dell’erede designato a succedere al “Caro Leader”: quel Kim Jung-un che nell’ultimo anno è stato prepotentemente lanciato dal padre sulla scena politica nordcoreana ma che gode ancora di troppa poca esperienza per poter prendere in mano le redini del paese. Ciò causerà, secondo gli esperti, un periodo di transizione (che dovrebbe durare circa un anno) in cui Kim Jung-un sarà momentaneamente sostituito da un organo collegiale presumibilmente composto da uomini dell’apparato militare. Ciò nonostante, secondo Yang Moo Jin (Professore presso la University of North Korean Studies di Seul), il rischio di un colpo di stato militare appare al momento remoto. Questo proprio perché Kim Jong-il nell’ultimo anno aveva lavorato accuratamente alla successione.

Anche lo scoppio di un nuovo conflitto lungo la linea del 38° parallelo, sempre secondo gli esperti, al momento apparirebbe alquanto remota, ma evidentemente Seul preferisce tutelarsi considerando i continui incidenti verificatisi tra i due paesi. L’ultimo, piuttosto recente, risale al novembre 2010 quando una nave militare nordcoreana attaccò un’isola del sud causando la morte di quattro sudcoreani a pochi mesi dai noti fatti che portarono all’affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan.

Malgrado le parole rassicuranti degli esperti in materia, la Cina (storica protettrice della Corea del Nord) non è convinta del fatto che la transizione alla guida del regime di Pyongyang sarà effettivamente priva di problemi. Nel corso di un incontro tra i ministri degli Esteri cinese e giapponese, infatti, il responsabile della politica estera di Pechino Yang Jiechi avrebbe esortato Giappone, Corea del Sud e, soprattutto, gli Usa ad impegnarsi affinché la Corea del Nord possa continuare a rimanere politicamente stabile. Yang avrebbe inoltre dichiarato all’agenzia di stampa cinese Xinhua che “è nell’interesse di tutti preservare la pace e la stabilità nella penisola coreana” aggiungendo che “la Cina è intenzionata a lavorare al fianco del Giappone per continuare nell’impegno comune a protezione della pace e della stabilità della penisola e della regione”. Una vera e propria richiesta, quella di Pechino, che secondo alcune indiscrezioni Yang avrebbe già comunicato telefonicamente anche al segretario di stato americano Hillary Clinton e al suo omologo sudcoreano Kim Sung-hwan.

Secondo l’analista della IHS Jane’s (nota casa editrice britannica specializzata in argomenti relativi al mondo militare) Sarah McDowall, l’obbiettivo principale della Cina sarebbe quello di “garantire che il nuovo leader nordcoreano, a prescindere da chi sia, possa essere in grado di guidare il paese e mantenerlo unito”. Un risultato tutt’altro che scontato in una fase così delicata per il regime comunista di Pyongyang.

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