I sauditi comprano un po’ di Twitter

By Redazione

dicembre 21, 2011 Esteri

Da una parte è un investimento perché con social network come “facebook” e “twitter” si sta sul mercato alla grande, dall’altra l’illusione degli stati totalitari di controllare le comunicazioni dei propri sudditi in tempo reale. Fatto sta che il principe saudita Alwaleed bin Talal, nipote del re dell’Arabia saudita Abdullah, ha investito 300 milioni di dollari attraverso la Kingdom Holding Co investment, nella piattaforma Twitter.

Il principe, primo nell’Arabian Business Rich List 2011, con un patrimonio di 21,3 miliardi di dollari, in passato ha già investito nel settore dei media. Possiede infatti il 7% dell’impresa di Rupert Murdoch News Corp ed è azionista di Apple. La Kingdom Holding, posseduta al 95% da Alwaleed, è attiva anche nel settore immobiliare e bancario (Citigroup). Il più alto grattacielo al mondo in costruzione a Jedda (costo previsto 1,23 miliardi di dollari) sarà un’opera di Alwaleed. La notizia era martedì scorso sulla prima del Financial Times e a metà mattinata era fatalmente conosciuta anche dai media italiani, in primisIl sole 24 ore.

Alwaleed occupa il 26esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio stimato attorno ai 19,6 miliardi di dollari. A quanto pare il principe saudita ha fiutato, nel social media principe dei microblogging, un affare da non perdere e ha dichiarato: “Il nostro investimento in Twitter conferma la nostra capacità di identificare le opportunità adatte per investire in promettenti, imprese a forte crescita con un impatto globale”. Di certo Twitter è in crescita, le azioni valgono il triplo rispetto allo scorso anno e gli utenti crescono a vista d’occhio.

Per la cronaca, Alwaleed, il prossimo anno sfiderà Al-Jazeera e Al-Arabiya con un nuovo canale arabo di notizie: “Al arab”. Il canale, a detta del suo futuro padrone, sarà particolarmente sensibile ai cambiamenti del mondo arabo e porrà l’accento sulla libertà di parola e di stampa. Molti però pensano che l’investimento su “twitter” e sulla rete satellitare sia al contrario una sorta di assicurazione sulla vita del regime saudita che teme il contagio delle cosiddette rivolte della primavera araba.

Le dichiarazioni per la stampa ovviamente vanno in senso opposto, di presunta apertura. “Il nostro investimento in Twitter riafferma la nostra capacità di identificare le opportunità di investimento nelle imprese a forte crescita ad impatto mondiale”, ha infatti  dichiarato l’interessato che è nipote del re Abdallah del regno di Arabia Saudita. Il direttore esecutivo di Kingdom Holding per gli investimenti internazionali, Ahmed Halawani, ha da parte sua sottolineato che il gruppo era “convinto che i media sociali cambieranno fondamentalmente il paesaggio dell’industria dei media nei prossimi anni”. Chi vivrà vedrà.

Di certo l’era dei social media con l’innesto di capitali provenienti da una delle più oscure teocrazie del mondo, come sono anche l’Iran e il Vaticano, non fa di certo ben sperare per la diffusione mondiale, e tantomeno in loco, della libertà di espressione. L’Arabia Saudita è un paese dove le donne hanno gli stessi diritti dei portacenere o degli ombrelli, e recentemente ha destato scalpore la protesta solitaria di una donna che si è ripresa su “you tube” mentre guidava una macchina, cosa assolutamente impensabile, oltre che proibita, nel medievale regno di Abdallah.

(l’Opinione)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *