Fornero non media con i Media

By Redazione

dicembre 21, 2011 politica

Il ministro Elsa Fornero ha abbandonato le lacrime e va alla guerra. L’offensiva è ad ampio raggio. Dopo aver ingaggiato un duello con i sindacati, allo stesso modo ora indossa l’elmetto con i giornalisti: «La vostra è una categoria che si è avvalsa di privilegi, forse per la vicinanza al potere politico». Le cannonate si sono sprecate e diversamente non poteva essere: segno che ha toccato un nervo scoperto del giornalismo italiano. Pensare che i media non abbiano legami con il resto della classe dirigente è ipocrita. Basta dare un’occhiata ai nomi degli editori di quotidiani o reti televisive: si va dalle banche agli ingegneri che vantano la tessera numero 1 del Partito democratico, dalle aziende di telefonia privatizzate sulla carta nel 1997 a quelle che ruotano nella galassia berlusconiana. Se la stampa italiana è il cane da guardia del potere, Topolino è Napoleone. E poi ci sono le sovvenzioni statali.

Ma le dichiarazioni della Fornero aprirebbero – condizionale d’obbligo -una sfida interessante per il futuro. «Anche la vostra categoria sta sperimentando un mondo che non fa sconti a nessuno», ha infatti aggiunto, ufficializzando uno stato d’animo che molti giornalisti conoscono: collaboratori pagati a pezzo e poco, contratti di lavoro faticosamente decifrabili, turnover pressoché assente, un ordine professionale che vive di retaggi. Ci sono i soliti noti, quelli di mezzo e un esercito di anonimi che attendono di giocare le proprie carte, ma il tempo passa e all’orizzonte non si intravedono cambiamenti. «La parola “dura competizione” vale per l’idraulico e vale anche per il giornalista. Questo è un richiamo per voi su cui bisogna fare una riflessione».

Qualche numero. Una ricerca del 2010 realizzata da Lsdi (Libertà di stampa diritto all’informazione) mostra che nel 2009 il 38,5% dei lavoratori autonomi arrivava ad un reddito annuo di 5.000 euro lordi e la percentuale scendeva drasticamente (11,9%) per la fascia tra i 5.000 e i 10.000. Nel frattempo, il lavoro autonomo dal 1997 ad oggi è cresciuto del 7,7% (siamo a quota 25.011 autonomi effettivi).

Una riflessione, chiede il ministro, spesso aggirata con una serie noiosa di convegni che hanno per tema il futuro dell’informazione. Si pensasse al presente, qualche passo avanti lo si potrebbe anche mettere in conto – il condizionale rimane d’obbligo, specie quando ci sono di mezzo i giornalisti.

La carta stampata e il web, le nuove tecnologie e la televisione: discussioni che non guardano alla realtà dei fatti, tipo i comunicati dei comitati di redazione che sottolineano come i redattori del cartaceo non siano tenuti a prestare servizio per il sito internet, come se davvero questi due ambiti viaggiassero su binari diversi. La corporazione giornalistica è una delle più tenaci in Italia e soffre tremendamente di autoreferenza, mentre c’è un’intera nuova generazione che manco più bussa alle porte delle redazioni perché nessuno si prende nemmeno la briga di rispondere. L’espressione “dura competizione” non trova spazio in uno scenario del genere.

Andare in guerra richiede determinazione e la Fornero metta in conto, dovesse tirare dritto, il rischio di perdere firme prone ad asciugarle le lacrime. Ma se questo governo ha ceduto di fronte ai tassisti, è lecito attendersi una ritirata. Tutt’al più, c’è sempre opportunità da pianisti nei bordelli. Ah già, non esistono più… 

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