Sancta… Santorum

By Redazione

dicembre 20, 2011 Esteri

C’è un candidato alle primarie repubblicane del prossimo anno che non viene preso sul serio da nessuno. Cattolico tradizionalista, già deputato e poi senatore a Washington per lo Stato della Pennsylvania, Rick Santorum è quel genere di candidato che le cronache dei dibattiti che si sono succeduti quest’autunno, non nominano neanche, tanto marginale è il personaggio nel panorama politico statunitense. Eppure, solo pochi anni fa, Santorum era il giovane pupillo della destra religiosa americana, il settimanale Time lo mise addirittura tra le 25 personalità religiose più influenti del Paese, mentre si era fatto una nome con le campagne antifrode dei primi anni novanta, assieme agli altri componenti della “banda dei sette”. La fine, politica, venne nel 2007 con una disastrosa sconfitta nella corsa per la rielezione al senato, nella quale venne “schiacciato” dal contendente democratico (ma conservatore per quanto riguarda i temi etici e sociali) Robert Casey Jr.

Rick nasce in una famiglia cattolica -ma non particolarmente osservante- della Virginia, poco più di mezzo secolo fa. Madre infermiera e papà psicologo si trasferiscono poi con i figli nei pressi di Pittsburgh, Pennsylvania. Nello Stato fondato dal predicatore William Penn, Rick studia scienze politiche e legge, per diventare un precoce lobbista per la Word Wrestling Federation (poi diventata la celeberrima WWE). Nel frattempo conosce la futura moglie Karen, cattolica anche lei, con cui comincia un “percorso di fede” che lo porterà ad assumere posizioni poco mainstream anche tra l’elettorato del suo partito.

Dopo la gavetta come assistente per il Repubblicano Doyle Corman, membro del Senato dello Stato della Pennsylvania, Rick decide di tentare il grande salto e passare alla politica nazionale, lanciando la propria candidatura per un seggio alla camera de rappresentanti, nel 1990 a soli 32 anni. Cinque anni dopo viene eletto senatore, e da questo momento diviene una figura di rottura nel panorama politico statunitense. Nel ’96 con la sua vita è sconvolta dalla tragedia di un figlio (Gabriel Michael) nato molto prematuramente e morto dopo appena due ore di vita; ancora una volta Rick e Karen trovano nella religione un aiuto importante per andare avanti.

Da senatore, Santorum fa della sua fede cattolica la bussola esclusiva della sua azione politica e legislativa: fervente antiabortista, contrario ai matrimoni tra omosessuali e favorevole alla pena di morte, come molti altrisocial conservativedel Paese, ha però posizioni non convenzionali sul rapporto tra stato e cittadini tra stato e chiesa (o meglio, chiese). Convinto che ogni atto di deviazione nella pratica sessuale, compresa quindi l’omosessualità (che, una volta accettata, farebbe da viatico a incesto e persino zooerastia, o, per usare un’immagine usata dallo stesso Santorum, “man on dog”), non possa che portare allo disfacimento della famiglia tradizionale, e dunque della società statunitense. Di conseguenza, l’ex senatore della Pennsylvania dice di non essere affatto d’accordo “con l’idea che lo Stato non abbia il diritto di limitare desideri e passioni degli individui” anche se questi sono realizzati nell’intimità della propria casa. Proprio per questo, si è più volte opposto al diritto da parte della Corte Suprema di abrogare le leggi dei singoli stati che vietano la sodomia, sostenendo che a decidere devono essere i cittadini e non giudici che “nessuno ha eletto”. Lo Stato avrebbe tutto il diritto, se non il dovere, di punire questi comportamenti perché gli individui che li compiono farebbero in realtà un danno alla società tutta minandone le fondamenta, ovvero l’istituto della “famiglia tradizionale”.

“Famiglia” è il termine principe del messaggio politico di Rick Santorum. Basta fare un rapido salto sul sito ufficiale della sua campagna per le primarie per rendersene conto: nella pagina in cui sono descritte le sue posizioni nelle maggiori questioni del dibattito politico del momento, la parola “famiglia” compare una dozzina di volte, persino più de “gli Stati Uniti”, tanto per fare un esempio. E dunque, per aiutare la ripresa economica dell’America, bisogna abbassare le tasse alle famiglie, per ripristinare lo spirito originario del sogno americano, è necessario aiutare le famiglie a fare figli, tanti figli (e lui, coerentemente, ne ha sette). La sicurezza nazionale serve a difendere le famiglie, e così via.

Da buon cattolico solidarista, Rick ha anche sostenuto una riforma degli aiuti ai più poveri (o alle famiglie più povere) tramite il sovvenzionamento federale dei gruppi religiosi d’assistenza ai bisognosi, cosa che ha fatto storcere il naso ai fautori del taglio della spesa federale, trai quali molti suoi colleghi di partito. In questo Santorum era decisamente vicino al Presidente George W. Bush, da lui definito “il primo presidente cattolico degli Stati Uniti” (la qual cosa ha scatenato molte ironie, vista la fede metodista di Dubya e la dimenticanza di JFK). Quando nel 2006 la campagna per la rielezione al Senato si faceva in salita, i suoi strateghi consigliarono a Rick di scaricare il Presidente, straordinariamente inviso all’opinione pubblica. Lui al contrario continuò a sostenerlo, ed una volta appresa l’impossibilità di riuscire nella rielezione passò le ultime settimane di campagna elettorale a difendere la politica estera dell’Amministrazione, sostenendo anche la necessità di una guerra all’Iran. Santorum è infatti convinto che sia in atto una guerra tra civiltà, quella cristiana e quella musulmana, e che l’America, nazione guida della prima, dovrebbe farsi carico della sfida.

Sulla buonafede dell’uomo, neppure i più acerrimi avversari osano porre dei dubbi, eppure il suo atteggiamento da “missionario cattolico” prestato alla politica (come lo ebbe a definire un suo assistente negli anni al senato) non ha giovato alla sua corsa per la candidatura repubblicana del prossimo anno. Le percentuali di apprezzamento da parte degli elettori del GOP si aggirano intorno al tre e mezzo per cento, con punte del 7 in Iowa (Stato in cui la religione ha ancora un ruolo importantissimo nella discussione pubblica e politica), facendone il fanalino di coda tra i sei contendenti repubblicani, a pari merito con l’ex ambasciatore a Pechino Jon Huntsman, senza però  il privilegio di essere coccolato dai media del paese ed il pupillo di personalità del calibro di Kissinger. 

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