Il documento che libera Papa

By Redazione

dicembre 20, 2011 politica

Il Gip di Roma ha ordinato la revoca degli arresti domiciliari di Alfonso Papa. Il deputato del Pdl finito al centro dell’inchiesta della procura capitolina, che insieme a quella di Napoli ha indagato su un presunto sistema di potere occulto. Passato alla storia, per la presunta segretezza, unita alle supposte infiltrazioni ai massimi livelli dello stato, con l’etichetta di P4. Ma più che l’ambizioso disegno di manipolare tramite procedure poco trasparenti il regolare svolgimento della vita democratica, l’eventuale illecito commesso da Papa sembra poter rientrare nel novero di piccoli episodi di corruzione e di concussione.

“Le esigenze cautelari poste alla base del provvedimento restrittivo non risultano più attuali”, scrive il Giudice per le indagini preliminari Filippo Steidl nell’ordinanza emessa in data 20 dicembre – che pubblichiamo integralmente. Venuto meno anche “il pericolo di inquinamento probatorio”, essendosi concluse le indagini, il rischio che l’indagato fugga. Oltre ai rischi di “reiterazione” e di eventuale commissione di “reati analoghi” a quello oggetto del provvedimento.

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Se Papa rimane agli arresti domiciliari, lo deve al fatto che le esigenze cautelari non sono ancora venute meno nel del procedimento che lo vede coinvolto a Napoli, nell’ambito del quale risulta indagato per reati analoghi a quelli contestati dalla procura capitolina, per i quali i suoi avvocati stanno preparando un’istanza simile.

Il sospetto che Steidl certifichi una situazione che esisteva anche allorché gli inquirenti di Napoli ne ordinarono l’arresto rimane. In ragione del fatto che il caso montato attorno a Papa infuriava già da alcune settimane, dando ampiamente modo all’imputato e di inquinare le prove e di allontanarsi dal paese, cosa che non fece quando avrebbe potuto. Ma soprattutto rimangono i dubbi che la situazione di Papa fosse grave a tal punto da suggerirne l’incarcerazione per oltre tre mesi, prima, e gli arresti domiciliari, poi.

“Il problema è che, quella della carcerazione preventiva, è ormai una prassi sistematica e quotidiana”, osserva Annalisa Chirico, esponente radicale, tra i primi a seguire da vicino la vicenda. Che contesta la gravità e l’urgenza dell’ordinanza che ha portato all’arresto: “La P4 non è mai esistita, è stata un’invenzione se è vero che a Papa adesso contestano reati nell’ordine di 15mila euro, nemmeno due mensilità da parlamentare. È l’emblema del caso-Italia, dove si abusa di un’azione che dovrebbe essere destinata a casi specifici e particolari”.

Un’invenzione, quella della P4, certificata anche dalla Corte di Cassazione, che il 7 novembre aveva dichiarato inammissibile la certificazione dell’associazione a delinquere. Nessuna cricca, nessuna loggia, dunque. Al massimo, sarà il tribunale ad appurarlo, un abuso del proprio ruolo e della propria funzione in cambio di piccole regalie. Abbastanza per finire dietro le sbarre?

“Quello di Papa è un problema che riguarda il 42% della popolazione carceraria, dietro le sbarre in attesa di giudizio” osserva Chirico, “un prodotto sia di una deformazione culturale nell’approccio alla giustizia, che prevede manette facili, sia dal dato strutturale della lunghezza dei processi”.

Argomenti che non sono stati sufficienti ai deputati, il venti luglio scorso, per respingere la richiesta di arresto di un collega dipinto come una pericolosa minaccia per l’architettura dello stato, attentatore del sistema democratico. E che ora è rimasto, (quasi) solo, a doversi difendere dall’accusa di essersi intascato in modo illecito qualche migliaio d’euro. Cosa di per sé riprovevole, ma che, se accertata, probabilmente prevederebbe meno giorni di carcere di quelli che Papa ha già scontato. Da innocente. 

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