Il canguro non salta più

By Redazione

dicembre 20, 2011 Esteri

Anche l’Australia è pesantemente condizionata dalla crisi che sta colpendo il Vecchio continente al pari di tutti gli altri paesi del globo. È quanto emerge da una puntuale analisi della Bloomberg, nota azienda di servizi leader nella creazione di software finanziari, oltre che nella divulgazione di notizie e di dati economici, la quale però sottolinea come il paese stia dimostrando capacità di ripresa simili a quelle manifestate nel 2009.

In un articolo apparso sul sito internet dell’azienda, gli analisti Michael Heath e Stephanie Phang sottolineano come l’Australia stia cercando di reagire alla crisi del debito dell’Ue. La Bloomberg ritiene che l’economia europea stia di fatto condizionando alcune scelte della Reserve Bank di Sidney, la quale, lo scorso 6 dicembre, ha annunciato di aver tagliato il costo del denaro proprio a causa della “non trascurabile possibilità di una contrazione” dell’economia europea. Questo nonostante non avesse ritenuto necessario attuare tale tipo di misura dopo la pubblicazione delle previsioni dell’andamento dell’economia nazionale. La banca centrale australiana, infatti, ritiene che gli investimenti da parte dei privati aiutino il paese a “salvarsi” dalla crisi europea e la riduzione del costo del denaro è proprio mirata a spronare tali investimenti e ad aumentare il flusso commerciale con la Cina, principale partner del paese.

Quindi, malgrado la crescita costante dell’economia australiana, il governo e le istituzioni economico-finanziarie del paese si sono viste costrette ad intervenire per evitare un’inversione di tendenza dovuta al pessimo andamento dell’economia europea. Anche se sembra che il comparto economico dell’Australia stia reggendo allo tsunami che ormai da diversi anni sta spazzando via e ridimensionando le economie del pianeta.

Ma a preoccupare il governo di Canberra è soprattutto la situazione del mercato del lavoro interno. Secondo la Bloomberg, infatti, il tasso di disoccupazione del paese il mese scorso avrebbe toccato il livello record del 5,3%, peggior risultato degli ultimi 15 anni. Dall’analisi emergerebbe che tale aumento del tasso di disoccupazione (comunque di gran lunga inferiore al 9,8% europeo e all’8,3% italiano) sarebbe dovuto alla “significativa cautela delle aziende le quali attendono di avere certezze sulla crescita economica prima di ampliare il personale” e alla momentanea volontà di “mantenere contenuti i costi dei salari”. Ma in questo caso la fonte del problema sarebbe da ricercare nella Cina che, come già detto, è il principale partner dell’Australia. Pechino nell’ultimo quadrimestre ha infatti visto precipitare la propria crescita a causa del fermento finanziario europeo che ha ridotto i flussi commerciali tra i paesi dell’Ue e la Cina. Ed è esattamente la frenata della crescita cinese a tenere sull’altolà le industrie australiane, soprattutto considerando che il calo degli scambi con la Cina ha contribuito in maniera sostanziale a rendere il 2011 l’anno in cui l’economia australiana (pur crescendo) è cresciuta meno.

Dunque anche il virtuosismo dell’Australia viene oggi messo a dura prova dalla crisi europea e rischia di diventare presto un paese poco appetibile per chi, oggi, si mette in viaggio alla ricerca “della fortuna”.

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