Su Riccardi, l’Ue (e Ceausescu)

By Redazione

dicembre 19, 2011 politica

Il ministro Riccardi si è ripromesso negli scorsi giorni di affrontare il problema abitativo della minoranza rom.  Auspicando il “superamento dei campi in cui abitano”, ha fatto riferimento a “fondi europei utilizzati solo al 10%”, che potrebbero essere utilizzati in tale direzione. Un editoriale di Paolo Granzotto sul Giornale, ha interpretato le parole del ministro: superamento = case per tutti i rom.

Il che, in un momento in cui si sta rintroducendo una serie di imposte sulle unità abitative familiari, ha regalato titoli ad effetto ai lettori del quotidiano di Sallusti. Tenendo conto dell’interpretazione non proprio letterale di Granzotto, la linea di Riccardi non è da inserire nel filone estemporaneo delle dichiarazioni da tecnico sprovveduto. Una massiccia politica abitativa – erano altri tempi e veniva praticata per altre finalità – risolse per un certo periodo il problema sociale del nomadismo della Romania tra gli anni ’80 e i ’90. E venne ripresa da molti dei paesi dell’Europa orientale. Gli stessi che oggi, dopo l’apertura delle frontiere e, spesso, in reazione alle politiche stataliste del recente passato, si dimostrano tra i più insofferenti a tollerare i rom sul proprio suolo.

Non è un caso che, in vista dell’allargamento ad est, l’Ue abbia promosso a partire dal 2005 un “Decennio per l’inclusione dei Rom nel territorio europeo”, con vertici a scadenza biennale, l’ultimo dei quali si è tenuto a Cordoba l’8 aprile dell’anno passato. Il primo punto della carta d’intenti varata due anni prima a Bruxelles, si concentra proprio su “Politiche costruttive, pragmatiche e non discriminatorie”. Come è stato fatto, ad esempio, in Irlanda, dove sono stati previsti alloggi che hanno accolto la pur esigua comunità rom del paese. E come prevede il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale del Parlamento dell’Unione, che, con una delibera del maggio 2010 ha incluso il nomadismo nelle sfere destinate agli interventi abitativi, parlando esplicitamente di “nuove case”. Un dettagliato studio del professor Vitale, docente al Centro Studi Europei della Sorbona, ricordava l’anno scorso che in Francia, la legge Besson, che prevede che ogni città con più di 5000 abitanti abbia un’area di accoglienza, è stata emendata in senso restrittivo dal governo gollista, senza tuttavia essere abrogata. Anzi, l’esecutivo di Sarkozy ha previsto programmi abitativi per coloro che decidano di trattenersi a lungo sul suolo francese.

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