Il trota coreano

By Redazione

dicembre 19, 2011 Esteri

La foto più famosa che lo riguarda lo vede scrutare l’orizzonte con un cannocchiale. Peccato che lo stesse utilizzando al contrario e che larga parte dei futuri sudditi ancora si chieda cosa diavolo stesse guardando. La storia più intrigante che lo vede protagonista racconta, invece,  di un giovanotto a cui sono state attribuite un sacco di avventure sentimentali tanto che si dice sia sposato da più di un anno con una ragazza bellissima e molto più intelligente di lui.

Immaginiamo che la vostra mente corra veloce ad un altro rampollo certamente goffo e con qualche storia sentimentale un po’ chiacchierata. State tranquilli, non stiamo parlando di Renzo Bossi. L’identikit è quello del giovane capitano Kim Jong-un, erede designato del “caro leader” Kim Jong-il e oggetto in queste ore di moltissime attenzioni da parte di tutti i media internazionali.

Il perché è presto detto: di lui si sa pochissimo, tanto che anche la giovane età è avvolta da un alone misterioso. Ha 27 o 28 anni? Figlio dell’ex plenipotenziario coreano e di una ballerina professionista deceduta nel 2004 a causa di un cancro, è rimasto sempre ai margini della vita pubblica del suo paese. Oltre all’età ad essere sostanzialmente ignoto è anche il suo percorso di formazione. In giovane età sparisce in un misterioso collegio svizzero in quel di Berna dove dimostra grande attitudine per le lingue straniere: studia tedesco, francese ed inglese ma inizia ad appassionarsi un po’ troppo al mondo occidentale. Tra le manie di grandezza del padre e le grandezze americane sembra preferire queste ultime, tanto da seguire di nascosto la sua vera passione, il basket a stelle e strisce targato Nba. 

A guidarlo nell’ascesa al potere è stato lo zio Jang Song-Taek: prima gli ha presentato la ragazza con cui si sarebbe sposato in gran segreto l’anno scorso, poi gli ha spianato la strada per la successione. Con abilità di marketing degne dei migliori analisti occidentali ha garantito al futuro leader un rapporto privilegiato con l’esercito, segmento indispensabile per una transizione tranquilla, poi lo ha fatto nominare “generale” e infine lo ha issato alla vicepresidenza della Commissione Nazionale di Difesa, vero e proprio braccio armato del potere nordcoreano. Il tutto condito da un’iconografia un po’ naif: da circa un anno Kim Jong-un accompagnava il padre nelle uscite pubbliche di secondo livello. Niente parate ufficiale o meeting decisivi per il paese ma un sacco di “vita mondana”: fabbriche, fattorie, mercati, incontri con la popolazione. Nessuno l’ha mai sentito parlare ma il giovane erede è passato in poco tempo da oggetto totalmente misterioso ad accompagnatore silenzioso del padre, suscitando da subito un misto di curiosità e preoccupazione.

Toccherà a lui gestire nei minimi dettagli la transizione, a partire dai funerali del “caro leader”. Il primo impegno ufficiale del “giovane capitano” sarà infatti quello di presiedere il comitato che nei prossimi 12 giorni celebrerà la grandezza del defunto Kim Jong-il.

Solo dopo inizierà la sfida vera e il governo di un paese sempre più isolato e complesso.  Sembra non avere la stoffa per reggere l’urto. Ma forse sappiamo così poco di lui da ignorarne anche i pregi. 

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