Esegesi di Peppino

By Redazione

dicembre 17, 2011 politica

Peppino Caldarola da un po’ di tempo scrive su Linkiesta. Il suo blog si chiama “Mambo”, che era anche il titolo della sua vecchia rubrica quotidiana sul Riformista. L’ex direttore dell’Unità scrive spesso del Pd, col quale ha un rapporto conflittuale dall’inizio, sfociato nel definitivo abbandono una volta siglata l’alleanza con Di Pietro.  I post in cui Caldarola scrive del Pd spesso sono inviti a “recuperare l’identità di sinistra”. A volte contengono profezie apocalittiche sull’imminente fine del partito: un pezzo seguirà Vendola (che Caldarola chiama quasi sempre confidenzialmente solo “Nichi”) l’altro si unirà al Terzo Polo. La fascinazione per Vendola, anzi per Nichi, è espressa con toni a volte lirici a volte un po’ visionari. Come quella volta che Caldarola è arrivato  a definire “Nichi” vincente perché “erede di Occhetto”. Non me ne voglia Caldarola, ma ci vuole un bel coraggio a definire qualcuno vincente ed erede di Occhetto allo stesso tempo. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ci mancherebbe. Ma ciò che stupisce (e francamente un po’ scoccia) è il nuovo atteggiamento di Caldarola nei confronti dei riformisti: una spocchia intellettuale pazzesca. L’ex direttore dell’Unità è arrivato a scrivere di Renzi che gli dava l’impressione di “non aver mai letto un libro in vita sua”. Sembra il riflesso di un certo razzismo culturale: chi non è cresciuto a pane e riassunti di Marx è automaticamente ignorante. Ed è un trattamento che non riserva solo a Matteo Renzi. Su Linkiesta ha firmato un post emblematicamente intitolato”Il Pd, senza libri né idee, nelle mani di Monti e della Bce”. Nel post Caldarola si lamenta della presunta inconsistenza del Pd, a suo dire appiattito sulle posizioni di Monti e incapace di avere idee proprie. Si potrebbe (e si dovrebbe) obiettare che molte idee che stanno guidando l’azione di Monti sono patrimonio della sinistra: l’annunciata riforma del mercato del lavoro in senso ichiniano, ad esempio, ma non solo. Del post di Caldarola, però, vale la pena di riprendere le righe finali:

anche Di Pietro non riesce a uscire dal giorno per giorno. Un limite analogo rischia di frustrare Nichi Vendola che critica la manovra e cerca di ricucire con Bersani ma deve ancora elaborare una strategia che mostri la visione del suo movimento. Anche lui corre il rischio di andare oltre il comunismo e di non trovare niente, come accadde a Occhetto.Insomma il paradosso è che una crisi di queste proporzioni fa togliere a molti economisti “borghesi” dall’ultimo piano degli scaffali delle librerie i testi di Marx dedicati alle convulsioni del capitalismo maturo, mentre trovi la sinistra senza libri da leggere e senza idee.

Lette queste righe, apprendiamo tre cose :

1)  Misteriosamente, Caldarola  è passato a considerare una fregatura il rischio di essere l’erede di Occhetto.

2) Probabilmente sta consigliando a Vendola di tornare al comunismo. Ci dobbiamo preoccupare?

3) Per Caldarola non leggere i libri che piacciono a lui significa non leggere. E non avere le sue stesse idee vuol dire non avere idee. Sembra un razzismo culturale molto anni Settanta. Pure noi riformisti leggiamo libri ed abbiamo idee, lo sa caro Caldarola? Anzi, si potrebbe un po’ rovesciare il ragionamento : di libri di ispirazione riformista ne escono un bel po’, mentre chi si riduce a rispolverare Marx di nuove idee forse ne ha davvero pochine.

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