New York Times: ‘Niente riforme’

By Redazione

dicembre 16, 2011 politica

Il New York Times, uno dei più autorevoli quotidiani del mondo, boccia senza mezze misure la manovra proposta dal Governo Monti che è stata approvata dal Parlamento. Con un articolo apparso sul sito internet della testata, infatti, la corrispondente dall’Italia Rachel Donadio (di origini italiane) affossa il pacchetto di misure economiche previsto dal governo affermando che “consiste fondamentalmente in un aumento di tasse” aggiungendo che “non prevede i cambiamenti strutturali che molti esperti ritengono necessari per far ripartire una sana crescita” dell’economia.

Secondo la 37enne giornalista del NYT le difficoltà di Monti di attuare riforme economiche sostanziali potrebbe indebolire notevolmente la posizione dell’Italia all’interno dell’ accordo raggiunto il 9 dicembre scorso a Bruxelles in seno al Consiglio d’Europa. Accordo a cui non ha aderito la Gran Bretagna e che prevede una maggior coordinazione politica tra i paesi dell’Ue per sostenere la moneta unica e aiutare i paesi meridionali del continente (ivi inclusa l’Italia) a ricominciare a crescere.

Non è infatti un mistero che gran parte dei leader europei ritengano che la crisi del debito che affligge il continente sia stata aggravata proprio dalla scarsa competitività dei paesi meridionali dell’Unione. Ed è proprio per questo motivo che Bruxelles chiede al nostro paese, oltre alle misure di austerity, anche delle riforme strutturali finalizzate proprio a ristabilire tale competitività. Non a caso la Donadio, nel suo articolo, sottolinea come la mancanza di competitività tra i paesi meridionali e settentrionali del Vecchio Continente sia la causa principale dello spropositato deficit della bilancia dei pagamenti di paesi come l’Italia e la Grecia.

Ma la giornalista del NYT non accusa per la disastrosa manovra solo il Primo ministro Monti. A suo avviso il problema maggiore starebbe nel carattere “neofeudale” dell’economia del Bel Paese e dall’eccessiva forza di alcuni gruppi di interesse. Sarebbero state proprio le pressioni ricevute dalle varie lobby del paese, infatti, che secondo la Donadio avrebbero impedito al premier italiano di imporre riforme strutturali concrete e ad “innacquare” la manovra (ne è dimostrazione la pioggia di emendamenti presentati in Parlamento: circa 1400).

Infine viene sottolineato, attraverso un contributo reso dal Prof. Sergio Fabbrini (Direttore della School of Government dell’Università Luiss Guido Carli di Roma), come in Italia non esista più una divisione ben definita tra le componenti politiche di centrodestra e centrosinistra (o per lo meno non dal punto di vista prettamente ideologico), quanto piuttosto tra gruppi d’interesse ben organizzati sul territorio: dai pensionati, ai sindacati passando per le associazioni di categoria e affini. Ma lo stesso Fabbrini sottolinea come ritenga che per il momento l’esecutivo guidato da Monti sia di fatto al sicuro in quanto “non esiste una valida alternativa” di governo.

Resta comunque il fatto che la manovra economica rischia di affossare ulteriormente l’Italia. La pressione fiscale, come sottolinea il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, raggiungerà nel prossimo anno quota 45% (da molti ritenuta insostenibile) e la mancanza totale di riforme finalizzate alla crescita non potranno che portare il paese in una profonda recessione. E questo al New York Times lo sanno bene. Come dire? Tutti sembrano saperlo e parlarne tranne noi: i diretti interessati.

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