Bye bye yankees

By Redazione

dicembre 15, 2011 Esteri

Il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq suscita sentimenti contrastanti tra la popolazione locale. Alcuni continuano ad essere grati agli americani per averli liberati dal regime di Saddam Hussein, mentre altri gioiscono per quella che considerano una sorta di “seconda liberazione”. In entrambi i casi, però, a farla da padrone è la preoccupazione e l’incertezza per quello che succederà dopo, vista l’evidente fragilità politica del paese.

La frammentazione in Iraq cresce costantemente e la conflittualità inter-confessionale ribolle in maniera neanche troppo silente. Per quanto gli attentati siano diminuiti durante la fase di impegno congiunto dell’esercito iracheno e le truppe americane per contrastare il terrorismo, le esplosioni di ordigni in diverse zone del paese continuano ad essere all’ordine del giorno.

Nonostante il fragile governo iracheno sia il frutto di un delicato accordo tra sunniti, sciiti e curdi, le tensioni tra le tre componenti del paese continuano a destare non pochi grattacapi all’esecutivo di al-Maliki. Proprio questo aspetto spinge la maggior parte degli iracheni a dubitare che le forze di sicurezza del paese siano realmente in grado di contenere le milizie rivali (o peggio ancora i terroristi di al-Qaeda) senza appoggi esterni.

Intanto gli americani stanno abbandonando il paese attraverso il confine con il Kuwait, ponendo fine alla campagna militare meno popolare della storia Usa dopo il Vietnam. E proprio mentre i marines lasciano l’Iraq c’è chi, a Falluja (ex roccaforte degli uomini di al-Qaeda in Iraq), brucia bandiere a stelle e strisce in segno di disprezzo proprio per quegli uomini che accolsero come liberatori e che invece negli ultimi mesi sono stati considerati come forze di occupazione giunte nel paese con tante promesse, lasciando invece alle proprie spalle solo morte e tanta confusione.

Forse non è un caso che ciò avvenga proprio a Falluja, città collocata nel cuore della regione sunnita dell’Iraq. È proprio la componente sunnita del paese, infatti, quella che ha accusato maggiormente il crollo del regime di Saddam. Regime grazie al quale tale fazione minoritaria dominava l’intero paese a scapito della maggioranza sciita. Oggi, con il nuovo assetto politico del paese, i ruoli si sono di fatto invertiti ed i sunniti si sentono praticamente esclusi. Ed è tale sentimento di marginalizzazione a contribuire alla frizione tra le anime interne al paese.

Pare dunque inevitabile che, a causa della totale assenza di equilibri politici e di un apparato di sicurezza all’altezza della situazione, il paese rischi di sprofondare nel caos divenendo facile preda delle ingerenze degli ingombranti vicini (Iran in primis).

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