Obama al cinema

By Redazione

dicembre 14, 2011 Cultura

In tempi di anti politica galoppante come, a torto o a ragione, quelli attuali, ci mancava un bel film come “Le idi di marzo”, diretto e interpretato dall’ottimo George Clooney, per mettere il carico da undici del lato B della democrazia americana sul piatto. Tratto da un’opera teatrale di Beau Willimon, “Farragut North”, il film si dipana nel back stage della campagna di un politico democratico per le primarie presidenziali. Un uomo che fornica con le stagiste ventenni, le mette in cinta e le lascia al loro destino di cattoliche alle prese con inevitabile aborto. E poi con un gesto estremo. Delegando ai suoi sottopancia il lavoro sporco. Così facendo entro in un giro di ricatti che finirà per condizionare indelebilmente la sua stessa campagna politica.

Tutto ruota intorno a Stephen Meyers che è il giovane guru della comunicazione nella campagna per le primarie presidenziali del Partito Democratico negli Stati Uniti di un molto prossimo futuro. Il candidato che sostiene, sotto la supervisione del più anziano Paul Zara, è il governatore Mike Morris. Morris parte svantaggiato ma ha dalla sua l’appeal di un richiamo ai profondi valori della Costituzione americana visti sotto una luce contemporanea e accattivante. Stephen avrà modo di scoprire progressivamente che Morris, che pensava fosse sufficientemente coerente con gli ideali professati, ha un lato oscuro.

La scelta di parlare male dell’universo dei democratici, da parte dell’anti repubblicano per antonomasia Clooney, può essere visto come un effetto speciale del politically correct. O invece come un rigurgito di onestà intellettuale. Certo nel film i dialoghi sono quasi tutto, un po’ come in “Carnage” di Polansky, e quindi occhio a chi si cimenterà vedendolo nella versione doppiata, che ormai equivale alla differenza tra un piatto di cacciagione e un pollo di batteria. Attraverso il cambio di espressioni mimiche dell’ottimo  Ryan Gosling  (già notato per lo stesso motivo in “Drive”) Clooney sembra sottolineare  come la democrazia stia sempre più trasformandosi in una parola vuota. Senza più tracce del  significato originario per includere invece opportunismi e compromessi da cui nessuno è esente. Per parafrasare Marco Pannella: dopo il socialismo reale è venuta l’epoca della democrazia reale. I rapporti tra esseri umani finiscono per non valere più niente  e di conseguenza  anche le parole stesse perdono totalmente il loro valore. Come nei talk show televisivi importati in Italia proprio dagli States.

Clooney fa sarcasmo anche sul mondo dei media, e affida alla attrice Marisa Tomei il ruolo della giornalista che si occupa di politica diventando però  la preda dei potenti invece che la cacciatrice. Clooney però non scade nel qualunquismo, come ci si potrebbe aspettare, e i pugnali delle Idi di marzo non affondano in un unico Giulio Cesare ma si distribuiscono equamente verso tutti i protagonisti del sottobosco della politica all’americana.

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