Senza riforme no

By Redazione

dicembre 13, 2011 politica

Il boccone amaro di un governo sotto dettatura franco-tedesca, piazzato lì da Re Giorgio senza che quello precedente, e democraticamente scelto dai cittadini, venisse formalmente sfiduciato in Aula, lo abbiamo trangugiato. Amaramente, sì, ma con la dolce speranza che il nuovo esecutivo, quello dei tecnici o, più correttamente, “del Preside”, realizzi quelle poche e indispensabili riforme che i partiti, o meglio i comitati d’affari che ancora di tal nome si fregiano abusivamente, non sono disposti a fare per non perdere consenso.

La manovra montiana è una stangata, questo è chiaro a tutti. Abbiamo espresso il nostro disappunto rispetto al pacchetto di misure volto a instaurare uno Stato di polizia fiscale, che non è mai uno strumento efficace per riportare l’evasione a un livello fisiologico, ma solo un’intrepida violazione della nostra privacy e dei nostri diritti fondamentali.

Ora, dal testo della manovra, che oggi dovrebbe uscire dalle commissioni, le liberalizzazioni annunciate, anelate, agognate sono come sparite, per magia. Come a dire che i “tecnici” hanno repentinamente appreso il peggio dei “politici”. Ora, non dobbiamo spiegare noi agli esimi professori che l’economia italiana ha urgenza, improcrastinabile urgenza, di eliminare lacci e laccioli per riattivare crescita e concorrenza. Il team dei professori sa quel che c’è da fare, ma, a quanto pare, non glielo lasciano fare. Così la liberalizzazione delle licenze dei tassisti è sparita senza appello. Per i farmaci di fascia C nelle parafarmacie, gli orari di apertura dei negozi, tariffe e prezzi minimi si è scelto un trucco più soft, il rinvio al 2013. Rinvio che equivale a rinuncia.

Se i partiti, che hanno perfezionato l’investitura del Presidente Monti, non gli consentono ora di portare a termine il suo mandato, ovvero non gli consentono di realizzare quelle riforme, che loro non sono disposti a intestarsi, il Presidente Monti ha di fronte a sé due strade. O pone la fiducia o si dimette, tertium non datur. Se il Presidente Monti, invece, depenna le riforme e va avanti, qualcuno potrebbe insinuare – maliziosamente, s’intende – che il Presidente Monti si è troppo presto assuefatto alle logiche dei “politici”, quelli grigi e incarogniti, avidi di potere e complici del tracollo. O addirittura – sempre con inguaribile malizia, s’intende – qualcuno potrebbe fantasticare che il Presidente Monti quel posto non voglia mollarlo per spianare la strada ad altro tipo di manovre, magari “passerine”, in vista delle elezioni, che, non si sa bene quando, ma prima o poi, c’è da giurare, torneranno.

Orbene, le condizioni d’ingaggio non si cambiano a partita iniziata. Se resa dei conti deve essere, resa dei conti sia. Re Giorgio, dal canto suo, resti vigile e solerte, così come solertemente ha decretato l’avvicendamento di un Presidente del Consiglio e la sospensione di fatto della nostra democrazia. Che sarà pure decrepita, chi lo nega, ma è pur sempre democrazia, dove i governanti sono scelti dai governati, che possono sanzionarli, in ultimo licenziarli. Questi qui ci sono calati dall’alto per riportarci in alto, così ci avete raccontato. Noi vi abbiamo creduto, abbiamo voluto credervi. Se ora vi siete accorti che non siete in grado, non preoccupatevi, senza rancore. Restituiteci la nostra pur decrepita democrazia, che è sempre meglio di una sapientemente orchestrata pantomima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *