Fate meglio

By Redazione

dicembre 13, 2011 politica

Tasse subito, e per le liberalizzazioni si vedrà. I già magri contenuti dell’articolo 34 della manovra resteranno infatti congelati fino al 2013. In ogni caso, dal regime delle liberalizzazioni verranno comunque escluse le licenze per i taxi, così come previsto da un emendamento presentato dallo stesso Governo. Niente slittamento invece per quanto riguarda la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli a pagamento con obbligo di ricetta. L’introduzione della nuova norma, che concederebbe la vendita di questa categoria di farmaci anche alle parafarmacie e ai punti vendita all’interno dei supermercati nei comuni con oltre 15mila abitanti, ha però attizzato uno scontro tra il governo e la lobby dei farmacisti che potrebbe portare nel lungo periodo ad una sorta di “trattativa riservata”, e quindi ad un nulla di fatto solamente differito. Intanto contro il provvedimento i camici bianchi minacciano la serrata, mentre il Codacons risponde minacciando denunce per tutte le farmacie che vi aderiranno.

Di fatto, potrebbe non vedere la luce nemmeno l’abolizione delle provincie. L’idea del governo è che i  consigli provinciali, ad esclusione di quelli delle province autonome di Treno e Bolzano, vengano lasciati decadere da qui al 2014 senza indire nuove consultazioni elettorali per il rinnovo. Un ulteriore ammorbidimento della linea precedente, che fissava la data di scadenza delle province entro e non oltre il 31 marzo 2013, a prescindere che i vari consigli avessero già concluso il proprio mandato o meno. Tuttavia anche questo secondo provvedimento, se non seguito da un’apposita revisione della legge costituzionale a riguardo, resterebbe impugnabile e dunque annullabile.

Sul fronte previdenziale, le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo Inps, circa 1.400 euro, saranno indicizzate al 100% per il 2012. Per il 2013, invece, la rivalutazione automatica totale varrà esclusivamente per gli assegni fino a due volte il minimo. Nessuna pietà per le superpensioni: il ministro Fornero pensa infatti ad un prelievo del 25% “come contributo di solidarietà per le pensioni sopra i 200mila euro annui”. Arriva anche lo sconto sull’Imu (la nuova Ici) per le famiglie con figli. La detrazione con franchigia di 200 euro è maggiorata di 50 euro per ogni figlio under 26. L’importo complessivo dello sconto, al netto della franchigia, non può superare i 400 euro.

Intanto la fiducia degli italiani nei confronti di Mario Monti comincia a calare. Spartiacque del calo di consensi è proprio la manovra “lacrime e sangue”. Secondo l’ultimo sondaggio di Ipr Marketing, alla data del 12 dicembre il 58% degli italiani nutre fiducia nel presidente del consiglio, contro il lauto 62% dei consensi registrato il 2 dicembre scorso. La fiducia nei confronti del governo si attesta invece attorno al 54%. Numeri sicuramente molto alti e rassicuranti per l’esecutivo Monti, che però dovrà ora fare i conti con il crescente malcontento per i “colpi d’accetta” ai quali non si accompagnano né misure per la crescita, né per il rilancio dell’occupazione, né tantomeno le agognate liberalizzazioni.

Anzi. Le liberalizzazioni ammezzate della manovra Monti, che già dall’inizio non sfioravano gli ordini professionali né tantomeno affrontavano la situazione delle partecipate statali, ovvero i grandi nodi irrisolti del sistema-Italia, non solo sono dunque nate zoppe, ma rischiano di non cominciare nemmeno a camminare. Il governo tecnico nato sotto i migliori auspici della stampa ed il largo consenso dell’opinione pubblica (almeno stando ai sondaggi) si ritrova a dover gettare la spugna, o per lo meno prendere tempo, su ciascuno dei punti chiave del piano di liberalizzazioni. Restando impastoiato tra i ricatti delle caste, le rivendicazioni delle lobbies e i privilegi delle corporazioni né più né meno di un qualsiasi governo politico.

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