Ve la meritate la privacy!

By Redazione

dicembre 12, 2011 Cultura

La pigrizia delle star di oggi. Hanno invaso i social network fingendo di voler coltivare rapporti diretti con i fan. Si interessano allo share televisivo che determina la loro popolarità – poi però muoiono senza un ufficio stampa. Attaccano briga di tweet in tweet, e la questione ben presto, da bega di cortile, si trasforma in argomento di discussione sociologica. Non si fanno cercare, desiderare, non si inventano nulla di alternativo. La democratizzazione e la massificazione: è l’epoca del web 2.0, bellezza.

Anche Imogen Thomas racconta (quasi) tutto di sé cinguettando. D’altronde,  la 29enne glamour model, television personalità e socialite – a proposito di confini labili – deve molto a Twitter: la scorsa tarda primavera si sparse voce di una presunta relazione tra lei ed un calciatore inglese che aveva inoltrato un’ingiunzione perché non venisse svelato il suo nome. I suggerimenti arrivarono dalla piattaforma concorrente di Facebook, poi un deputato si presentò alla House of Commons e smascherò completamente Ryan Giggs, l’ala del Manchester United che era riuscito a finire a letto con la cognata, mentre la moglie era all’ospedale per aver partorito il figlio. Era la vigilia dello scandalo che ha coinvolto il gruppo Murdoch e fatto chiudere il News of the World.

Consacrata da cinque settimane di Big Brother, regala se stessa con scatti sul Daily Star o FHM. Al resto ci pensa Twitter. Ha la febbre, la tosse, il raffreddore, il mal di testa: poveretto quello che la sera prima aveva sperato di fare baldoria e il giorno dopo trova conferma della propria frustrazione in un messaggio lanciato nella rete da Imogen. Che ha ammesso: «Chi diventa famoso grazie ad un reality show, non merita privacy». Lo ha fatto martedì scorso mentre i fotografi l’assediavano prima che rendesse testimonianza davanti alla Leveson Inquiry, l’indagine che sta cercando di mettere ordine nel mondo dei media britannici e sui mezzi utilizzati per arrivare agli scoop.

«Se apri le porte della tua vita, poi è difficile chiuderle. Ho attirato l’attenzione della stampa l’ho usata a mio vantaggio», ha aggiunto la ragazza. Salvo trovarsi, sei anni dopo il Big Brother, dall’altra parte della barricata, «senza controllo sulle storie scritte sul mio conto». Eppure è così che deve andare per chi si mette in mostra davanti alle telecamere di una casa, eccezion fatta per il lutto e la malattia: la sfera intima dei sentimenti. Pensieri spendibili in 140 battute. Di una banalità pigra, ma almeno controcorrente. Cinguetta ancora, Imogen.

Post scriptum:

Mazzocchi: “Adesso contatto la sua manager e vediamo se ci rilascia due battute, giusto da mettere nel pezzo”.
Redazione Np: “Ok”.
Sei ore dopo…
Redazione: “Allora?”.
Mazzocchi: “Ci hanno preso sul serio a Londra, sentite qua…”.
È il colloquio tra chi scrive e uno dei redattori di Np di fronte alla richiesta di 500 sterline per avere un’intervista con Imogen Thomas. Di fronte al tentennare della testata (che per la cifra richiesta pretendeva che l’intervista avvenisse di persona e con la presenza di un redattore), la manager è passata dai “best wishes” in coda alla prima mail di risposta ad uno sbrigativo “best” nell’ultima. La professionalità, da una parte e dall’altra, non è mancata. 

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