Se non ora, basta

By Redazione

dicembre 12, 2011 politica

“E’ cambiato lo stile del governo, ma la situazione delle donne non è certo mutata”. Così Cristina Comencini ha risposto a chi le chiedeva conto del perché della manifestazione di domenica scorsa a Piazza del Popolo.

Mettiamo subito le cose in chiaro: nell’Italia del 2011 non esiste alcuna questione femminile. Le conquiste sociali e legislative degli anni ’70 hanno realmente emancipato il gentil sesso italico da secoli di disparità e discriminazione. Ed allora perché mai un movimento femminista nel Terzo millennio? La risposta, come al solito, è Silvio Berlusconi. Siamo all’inizio dell’anno e cominciano a trapelare le prime indiscrezioni del Rubygate. Il Cavaliere viene iscritto nel registro degli indagati per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile. Secondo i promotori del comitato, il bunga-bunga vilipende il ruolo della donna nella società italiana odierna. Però, essendo le ragazze, pare, tutte consenzienti, sorge spontaneo chiedersi dove sia questo preteso svilimento. Le cosidette olgettine decidevano consapevolmente di partecipare alle serate di Arcore (il caso di Ruby è ovviamente diverso in quanto minorenne all’epoca dei fatti). Pertanto, analizzare la questione in termini di genere pare francamente ridicolo. Se un signore di 75 anni si contorna di bellissime ragazze – nella peggiore delle ipotesi 56 anni più giovani di lui – se questo signore è convinto di piacere per la sua simpatia e per il suo innato savoir fair, e non per il potere in grado di esercitare, nessun uomo si sente vilipeso in quanto uomo da siffatte peripezie festaiole. Nessun uomo organizzerebbe mai un corteo di indignazione “di genere”. Perché mai, allora, dovrebbero farlo le donne?

I frutti del femminismo all’italiana si sono poi visti al Festival di Venezia del settembre scorso. Dove Cristina Comencini ha presentato il suo ultimo lavoro “Quando la notte”, tratto dall’omonimo romanzo. Il film in sala non è piaciuto per niente. Fischi, addirittura risate di scherno e di disapprovazione. Risposta della Comencini: “Erano fischi di uomini”. Non è il film a fare schifo, sono i maschi brutti, sporchi e cattivi a non capire. Ad un regista uomo mai verrebbe in mente, di fronte a schiamazzi di dissenso in sala, di addurre la scusa dei fischi delle donne. E se lo facesse verrebbe accusato (giustamente, sia ben chiaro) di maschilismo allo stato brado.

L’effettiva parità tra i sessi è stata, da tempo ormai, del tutto raggiunta. Affermare che le donne italiane hanno salari più bassi del 30% rispetto agli uomini e che oltre 800 mila donne in Italia sono state licenziate o costrette a dimettersi perché in gravidanza significa parlare in pura e semplice malafede. Se tali dati corrispondessero al vero, ogni singola donna avrebbe a disposizione tutti gli strumenti possibili ed immaginabili del nostro (avanzatissimo) ordinamento giuridico per far valere i propri diritti nelle sedi giudiziarie deputate. Ed allora si ponga fine ai piagnistei. Il femminismo da strapazzo dell’establishment culturale di questo paese è ripugnante e insopportabile. Non se ne può più. Se non ora, per favore basta.

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